—Povero compare Peppe, eh!

Ma lui non ne voleva sentire a parlare, santo diavolo! non poteva ancora darsene pace; non comprendeva come mai potessero succedere certe cose! l'aveva visto nel bosco sull'imbrunire, sano e pieno di vita….—Dove si va, compare Peppe?—Alla montagna, su Carluccio.

—C'è cosa?—Niente. Devo andare a parlare a un carbonaio…. Non ci voleva credere la mattina, quando gli avevano detto la cosa.

Intanto i carabinieri e i soldati, seguiti dal delegato e dal pretore, venivan su per l'erta: fra le divise si vedeva la scala con sopra la massa inerte del morto. S'affollarono tutti, rizzandosi sulla punta dei piedi, per veder meglio.

In quel mentre s'udirono delle strida che fecero voltare i curiosi, e poco dopo, da una via, sboccarono la moglie e la vecchia madre di Peppe, e parenti e vicini, i quali cercavano di calmarle.

Serena, senza scialle, con i capelli stracciati, con il volto chiazzato di lividure, per i pugni che vi si era dato, e vi si dava di continuo, con la disperazione negli occhi impietrati, veniva avanti, esclamando a scatti, con voce che non aveva più nulla dell'umano:

—Figlio!… figlio!…—Poi urlava come una fiera.—Dov'èee!…
Dov'èee!… lasciatemi passare!

—Figlio mio Peppe…. figlio mio Peppe…. veniva piangendo dietro la povera vecchia, con una nenia straziante. Era anch'essa in capelli, pallida, e di tratto in tratto batteva le mani aggrinzate palma a palma.

E quella gente, che aspettava il morto, con una curiosità priva di commozione affatto, a quella vista non resse. Furono attorno alle due donne, cercarono di calmarle, di farle tornare indietro: qualcuno piangeva.

—Lasciatemi andare!… urlava la povera Serena, lasciatemi andare!…