E aveva un piglio terribile.

Risonò uno strido straziante, uno di quegli stridi che sogliono cacciare le anime veramente disperate. Allo svolto della via, l'infelice aveva visto in confuso tra le divise, la scala con sopra la massa inerte del cadavere del marito.

—Peppe!… oh, Peppe!… urlò strappandosi i capelli: e con quella forza sovrumana che da il dolore, rovesciando quelli che cercavano di tenerla, corse a buttarsi sul morto.

La povera vecchia, sostenuta da due donne, guardava quello spettacolo, tremante, con gli occhi invetrati, mettendo di tratto in tratto dei rantoli che stringevano il cuore.

VIII.

Dalla sezione cadaverica, che si fece l'istesso giorno nella sagrestia di S. Giuseppe, risultò che Peppe non aveva ferite nè d'armi bianche, nè da fuoco, il suo fucile s'era trovato carico, proprio all'orlo del precipizio, trattenuto da un cespuglio. Nessun indizio che mettesse la giustizia nella buona via; tutto faceva credere ch'egli fosse precipitato per un fatale accidente. Le autorità ne fecero rapporto ai superiori.

Trascorse un mese: all'accaduto non ci pensava più nessuno.

—To', carogna rognosa…. to'…. Santissimo diavolo, t'ammazzo se ti vedo un'altra volta con le capre nella Riserba!

Così il su Carluccio, con un nerbo in mano, tempestava di colpi un povero capraio giacente in terra.

—Ahi!… c'erano entrate appena, su Carluccio…. Ahi! m'ammazzate! urlava il poveretto, mettendo avanti un braccio per difendersi la faccia, e chiudendo gli occhi a ogni nerbata.