—Il fazzoletto…. I guanti…. Il ventaglio…. Il binocolo…. Il mazzo di fiori….

Nell'affaccendarsi, padrone e serva cozzarono come due cariatidi… Auff! finalmente, ricoperta dall'elegante beduina bianca, essa prese il braccio di lui, e s'avviarono.

In carrozza fu un altro affare: bisognò ch'egli osservasse se la rosa era al posto, se la collana di perle stava nel centro sul petto, volle affibbiati i guanti, volle che calasse i cristalli; moriva dal caldo, si sentiva proprio una fiamma sulle guance…. era una vergogna presentarsi in teatro troppo accesa in volto.

Egli prestava tutti que' minuti servizietti, con l'affetto, con la premura, d'un marito innamorato pazzamente di sua moglie.

—E…. quel tuo amico che, mi dicesti, devi presentarmi stasera, è un cavaliere…. autentico, n'è vero? Credo che non sarà come tanti e tanti ridicoli che si appiccicano titoli i quali non hanno esistito mai; ciò che del resto fa onore alla loro immaginativa. E finì con una risatina squillante.

—Oh, tutt'altro! è un cadetto della casa Traforello, casa principesca, cara mia!! I suoi antenati vennero in Sicilia con Ruggiero, nientedimeno, ed eran nobilissimi allora!!!

Serafina sgranò tanto d'occhi.

E lui continuò a parlargliene non senza una certa vanità. Leggerino…. ma tutto cuore. Erano stati compagni di collegio, amicissimi dopo; più d'una volta aveva levato d'imbarazzo quello scapato!… Il padre l'aveva lasciato ricco, egli però aveva fatto un bel bucolino nel patrimonio, col gioco, con le donne, con la smania esagerata de' viaggi: erano celebri le sue ultime pazzie per la Loss. Quante volte non l'aveva ammonito!… Ora era in via di rimettersi sposando la signorina Ascenti la quale aveva una dotona. Non gli aveva voluto accertar la cosa, ma gliel'aveva lasciato comprendere, sempre con quella sua aria di noncuranza, come se gliene importasse davvero un fico delle migliaia di lire. Che caro matto!

La carrozza entrò nell'atrio del Bellini, e si fermò davanti alla larga scala che conduce a' palchi.

III.