—…. Quant'anni ha?
—Ventitrè o ventiquattro, credo: siamo quasi coetanei.
La giovine non disse altro: continuò a spogliarsi lentamente: nello specchio si rifletteva la sua bella figura discinta, con gli occhi abbassati amorosamente sul petto e sulle braccia nude.
Accolse Mario cortesemente, mettendo ogni suo studio a usar con lui modi cordiali e disinvolti: era un nobile che aveva avvicinate marchese, contesse e duchesse, voleva fargli vedere che anche nel ceto medio c'eran di quelle che s'innalzavan sul comune. Ed ebbe ad arrossire di piacere, un giorno che il marito le disse sorridendo, un po' invanito anche lui, che Mario aveva mostrato una sincera maraviglia, e fatte con lui le sue congratulazioni per la squisita educazione di lei; gliel'aveva detto francamente, perchè a un amico si può dir tutto, non se l'aspettava.
IV.
Trascorsero una ventina di giorni. Il giovine s'era fatto più assiduo,
Serafina più cortese.
Una sera essa lo vide nel palco delle signore Ascenti. Parve che trasalisse: portò il binocolo agli occhi lentamente, e guardò. Il cavaliere aveva un braccio appoggiato sulla spalliera della sedia della fanciulla, e parlava con la sua solita aria d'uomo stanco; Rosalia, volta verso di lui, non cessava dal contemplarlo, assorta nella solita ingenua adorazione.
—Son le Ascenti quelle signore in quel palco dove si pavoneggia il tuo amico? domandò Serafina al marito, senza levarsi il binocolo dagli occhi.
—Sì, rispose Striati, dopo aver dato un'occhiata da quel lato.
—Dunque il matrimonio è concluso?