—Non ancora: ma certo egli farà la domanda quanto prima. Sono nostre vicine, sai; hanno una villa ne' dintorni dei Ficarazzi, a pochi chilometri dalla nostra; ci vanno ogn'anno in maggio…. bisognerà invitar Furlani da noi per la villeggiatura.
—Il tuo amico deve parlar certo del Bey di Tunisi, dacchè la futura sposina lo guarda a quel modo con la bocca aperta, disse lei con un sorriso sarcastico impercettibile, come se non avesse sentito quel che aveva detto il marito.
E gli Ugonotti, a un tratto, dovettero certo dilettarla di più che le altre sere, perchè d'allora in poi l'ascoltò attentamente fino all'ultima nota, col braccio nudo appoggiato sul parappetto del palco, e la guancia sulla palma, senza far più uso del binocolo, come soleva sempre.
Sin da quella sera (Mario essendo venuto a farle visita) essa cominciò a trattarlo freddamente; s'adirò anche perchè lui non mostrava d'essersi accorto del suo mutamento repentino, e seguitava a frequentare in casa come per solito: non si curava dunque di lei quello scapestrato! E al marito che un giorno gliene ritesseva l'elogio, disse: che a lungo andare quel suo amico ristuccava; era ridicolo con quei suoi modi svenevoli, pretenzioso colla sua aria di superiorità…. Ma Nino le troncò le parole in bocca:
—Che dici mai!… E ne seguì una discussione che durò mezz'ora buona, senza nessuna conclusione; i due avversari erano mossi da passioni affatto diverse, per potersi intendere.
Allora Serafina cominciò a pungere il cavaliere con qualche frizzo. Lo toccò nel debole. Ah, quel caro Mario, che spirito! solevan dire di lui i suoi amici; e a ogni suo motto un gaio sorriso scopriva i dentini bianchi delle giovani signore; sicchè si lanciò in quella guerricciuola d'epigrammi, che gli dichiarò Serafina, con quel piacere di chi sa di riuscir bene in una data cosa, con quella presunzione che suol dare il lungo buon successo.
Alle prime scaramucce nessuno de' due avversari perdette un palmo di terreno; la giovine non ardiva ancora di servirsi di tutte le sue armi: ma a poco a poco gli assalti cominciarono a farsi più vigorosi e più incalzanti. Furlani non ne aveva la meglio: però l'amor proprio non gliene faceva accorgere; prendeva gusto anzi a quel gioco. Non aveva avvicinata mai una donna di tanto spirito! era proprio quel che si dice un forte avversario, bisognava star bene in gamba con lei, tutt'altri sarebbe stato battuto dieci volte…. cento volte, ma lui…. non c'era questo pericolo! E si riscaldava, e lontano da lei immaginava dialoghi dove egli ne diceva di quelle da far strabiliare, col sorriso sarcastico della bella donna davanti agli occhi, con quello sguardo che non aveva visto che a lei, con quei suoi gesti pieni di grazia, con la sua voce dal tono così dolce nell'orecchie.
E aspettava l'indomani, e l'ora ch'era solito andare in casa Striati, con un'impazienza che rasentava la smania: non giocava più, non andava più ad altre conversazioni, non frequentava più gli amici.
Trascurava anche le Ascenti.
Aveva conosciuta Rosalia sin da piccina; i loro genitori erano stati amicissimi, quantunque quello della fanciulla fosse realista, il suo liberale. Costretto a partire con questo che fuggiva l'ira borbonica, aveva ripensato a lei con tenerezza da fratello, rappresentandosela sempre con quel musetto malizioso di birichina, con quegli occhioni a mandorla dolcissimi, unica cosa che avesse di bello veramente.