Quando la rivide, essa usciva allora da Sales; la fanciulla a diciott'anni, nel suo vestito semplice e grazioso d'educanda, non aveva smesso per nulla l'aria della ragazzetta a sei o sette: era cresciuta però, ed egli si trovò imbarazzato, non sapendo se dovesse darle del tu, del lei o del voi come via di mezzo. Fortuna ch'essa venne in suo aiuto dandogli del voi, arrossendo leggermente, col gaio e fresco sorriso di un tempo; e per più giorni scorsero il capitolo dei ricordi.
Egli cominciò a frequentare in casa di quelle signore, allettato dal buon viso che gli si faceva, contento di ritrovare di tanto un cantuccio quieto di paradiso, in mezzo all'inferno della sua vita rotta ad ogni dissipatezza. Rosalia l'accoglieva sempre gaia, sorridente, stordendolo e interessandolo col suo cinguettìo di piccola passera: e gli raccontava le biricchinate che faceva con le compagne nell'educandato, enumerava i gastighi che le avevano dato, parlava della vita che vi si menava, di quello che le avevano insegnato: e interrompeva il discorso or per andare a prendere un ricamo, un album di disegni, e mostrarglielo: or per leggere una pagina d'un libro francese, o quella d'un libro inglese; or per sonare un pezzo sul pianoforte, provando una gioia innocente nel mostrare al suo amico, che po' poi non aveva perduto il tempo affatto. Ciò senz'ombra di civetteria, con mille osservazioni, con mille domande le quali lo spingevano indirettamente a dire il suo parere, ch'essa ascoltava con un vivo color di rose sulle guance. E la fanciulla giunta a quello stadio della vita in cui la donna stende le sue aspirazioni verso l'uomo, come l'edera i suoi teneri getti sotto al tiepido sole di primavera, si veniva sempre più attaccando a lui, che, suo malgrado, si migliorava a quel tocco vergine.
Ma una sera un suo amico volle condurlo a ogni costo dalla Loss, ballerina allora celebre per bellezza, per bravura, e per qualcos'altro ancora… quel demonio l'afferrò per i capelli.
Alla fine della stagione partì con lei senza nemmeno andare a salutar la sua piccola amica.
Tornò due mesi dopo, con la borsa vuota, e un disinganno di più: la bella l'aveva piantato per un ricco signore in off.
Egli per consolarsi se n'andò a caccia a Tunisi.
Fu dopo questa scappata che il suo avvocato, il quale aveva anche per cliente la signora Ascenti, gli propose il matrimonio con Rosalia, mettendogliene in mostra tutti i vantaggi. Ma egli era in uno di quei momenti in cui la ferita recente fattavi da una donna, vi mette nell'anima l'indifferenza, e l'avversione per tutte le altre. Rispose che conveniva con lui su' vantaggi di quel matrimonio; ma che non l'avrebbe contratto, per la semplice ragione ch'era troppo giovine, e non voleva incatenarsi per sempre senza mature riflessioni.
Però due giorni dopo andò a far visita alle Ascenti.
Trovò la povera Rosalia acciaccata assai. Un vivo rossore coperse le sue guance smunte appena lo vide, poi s'alzò con un lampo di vera gioia negli occhi, e gli andò incontro vivamente, senza pensare a ciò che facesse, ch'era presente la mamma. Alle domande premurose del giovine rispose con un certo imbarazzo ch'era stata ammalata; però ora si sentiva meglio: volle sapere dov'era stato, perchè non era venuto a salutarle prima di partire. Egli se la cavò con alcune bugie dette abilmente, e della cosa non se ne parlò più.
In capo a otto giorni Rosalia s'era rimessa del tutto, gli eran tornati i colori e la gaiezza. A questi sintomi Mario s'accorse della passione che la fanciulla aveva per lui. Era ingenua e buona, vicino a lei provava una dolcezza placida, un senso di quieto benessere, quei suoi occhi neri lo riscaldavano come un raggio di sole primaverile….