—Al Casino di compagnia, o da don Perico Spada.

Il vecchio andò da don Perico, poi al Casino; e data un'occhiata dentro la sala, e veduto il notaro che giuocava, aspettò che alzasse gli occhi, e con l'indice aperto gli fece segno che voleva parlargli.

Il notaro lasciò la partita, s'alzò premurosamente e uscì.

—Devo parlarle, gli disse il mafioso. Vengo da casa sua; sarebbe stato mio dovere aspettarla, o tornarci… ma ora che lo trovo qui…. la cosa è d'urgenza….

Ma il notaro, dimenando la sua piccola persona, si sbracciò in complimenti. Non faceva bisogno di scuse, gli dispiaceva anzi che il zu Vito si fosse incomodato…. lo sapeva, egli era tutto per gli amici; per lui poi si sarebbe gettato in mare.

E fattosi serio a un tratto, restò con la testa un po' inchinata sulla spalla, in atto di chi ascolti col più vivo interesse e con la massima attenzione.

Il zu Vito si carezzò la bocca, poi gli raccontò come s'eran passate le cose tra lui e Striati, e lo pregò che volesse andar da quest'ultimo, a fargli intendere ragione.

—Sicuro…. principiò il notaro tutto indignato. Ma l'altro l'interruppe.

Parlò delle cattive annate, del poco o nessun guadagno, concluse che duecent'onze, benchè non ci fosse proprio convenienza, sul fitto ce li voleva buttare; ci aveva affezione a que' giardini, eran dodici anni che ci stava….

—Sicuro!…