Nino coprì d'una scrittura minutissima l'intero foglio, rilesse aggiungendo qua e là qualche virgola o qualche punto, scosse due volte la testa d'alto in basso in segno d'approvazione, posò la penna, e alzò gli occhi in volto al giovine.
—La posta, disse questi, con quel laconismo al quale l'aveva abituato il suo padrone.
—Bene.
—Ha ordini da darmi?
—No.
—Matteo s'inchinò, e uscì.
Striati prese le lettere e i giornali; mise questi da bando, e s'accingeva ad aprir quelle, quando gliene cadde sott'occhio una di carta grossolana, piegata in quattro, e chiusa con midolla di pane. L'indirizzo fatto con certi caratteracci che parevano arpioni addirittura, era pieno zeppo d'errori d'ortografia.
«Al sigor
«Sigor <sc>Antoninno Striati</sc>
«Ficarazza.
La voltò e rivoltò tra le mani, facendo un mondo di congetture, poi si strinse nelle spalle e l'aprì.
Era corta, ridicola, ma fulminante.