Si fermò su un poggiolo, tra un folto d'ulivi, dal quale si dominava tutta la villa, con le strade che la circondavano.

Di lì poteva osservare senz'esser visto.

Annottava quando si riscosse, e scese a gran passi, con gli occhi che mandavano lampi.

Arrivò alla villa, e vi oltrepassò il cancello: si spinse per i viali cautamente, fermandosi ad ascoltare, con la mano all'impugnatura della rivoltella. Non s'imbattè in alcuno, e potè appostarsi dietro a una siepe, tra un gruppo di rose, di faccia all'entrata del chioschetto. O essi c'erano, e dovevano uscirne, o non c'erano, e ci verrebbero….

Ma sobbalzò: gli era parso di sentire lontani scoppi di risa, e voci confuse…. Impugnò la rivoltella e attese. Le voci s'avvicinarono.

—No, diceva Serafina scherzosamente; e a quel no, seguiva un fruscìo di sottana come di donna che corra…. lui certo l'inseguiva…. se ne sentivano i passi: poi più nulla. Un usignuolo cominciò i suoi soavi gorgheggi nel folto, poco discosto dallo Striati.

—Che succede dunque! pensò angosciosamente: e sentì scorrersi un brivido per tutto il corpo. Che fare?… restare?… uscir di qui e andare a vedere?…

E s'era deciso a mettere in atto quest'ultimo pensiero, quando sentì vicinissimo l'istesso fruscìo di poco prima…. Guardò…. Una donna passava vicino a lui correndo in punta di piedi, leggiera come un'apparizione…. entrò nel chioschetto….

Era Serafina, Nino l'aveva riconosciuta.

Passarono cinque minuti che all'infelice parvero cinque secoli….