—Non ce l'avete a dire di no, porca cagna! non ce l'avete a dire….

—E al su Francesco che s'ha a ricorrere, dissi a Santo appena stabilita la cosa, se si vuole che il tutto vada bene, soggiunse il Carrarella posandogli la mano sull'altro ginocchio.

Intanto Sciaverio era ritornato con la pasta, scoprì la pentola, e ve lo lasciò cader dentro: poi prese il mestolo, e rimestò.

Il su Francesco s'alzò, andò a prendere dal sacco un pezzo di formaggio e una grattugia, sedette e si mise a grattare. I due cugini si guardarono scoraggiati.

—E…. chi volete sequestrare? domandò finalmente il campiere.

—Conoscete i signori Savarella? rispose mastro Pasquale rinfrancatosi ad un tratto.

—Sì.

—Se son ricchi lo posso saper io, che da tant'anni sono il calzolaio di casa…. il canonico ne ha sotterrato della moneta d'oro e d'argento!

—Sequestreremo don Bastiano, il più piccolo, disse accostando il furrizzo, il cugino Santo: e anche Sciaverio accostò il suo, con gli occhi lustri; tanto interesse destava in ognuno quella conversazione. Avevano ricominciato a parlar sottovoce.

—Dunque accettate? domandò mastro Pasquale.