—Sì, accetta, accetta, rispose Sciaverio guardando il padre.
—Via…. dacchè volete così…. è proprio per non far negativa agli amici.
—Viva! esclamarono i tre giovani in coro: e le loro facce s'irradiarono d'un'allegrezza schietta.
—E ora, poichè la cosa deve farsi, vi vo' dare una lezioncina ragazzi, disse il su Francesco in aria d'importanza, seguitando a grattare. Sbuffò e rispose: Son del mestiere, credetelo. E in nomine patri, quando si vuol fare un sequestro bisogna studiar le abitudini di chi si deve sequestrare….
—È fatto, rispose mastro Pasquale con un certo orgoglio. Va ogni giorno alla Rocca, sapete, quel bel fondo vicino lo stradale.
Santo e Sciaverio ascoltavano attentamente, col gomito sul ginocchio e la guancia nella palma: anche il mastino, sdraiato tutto lungo sul ventre, guardando il padrone con le iridi gialle, pareva prendesse gusto alla cosa.
—A che ora?
—Il dopo desinare.
—Invariabilmente?
—Qualche rara volta di mattina.