Questi la guardò con una cert'aria maravigliata.
—Così giovine, e prendete tabacco?
—No, rispose in tono d'uomo vero; ne porto per offrirne agli amici.
—Grazie.
—Umh, pensò Santo, saran malandrini….non lo nego….ma certi usi di mafia pare che non li sappiano.
La seduta si chiuse con i soliti boccali di vino, mandorle e nocciuole tostate.
Compare Gaspare, compare Turiddo, compare Deco, e compare Vito, eran quattro birboni matricolati, che nella loro gioventù se n'erano infischiati davvero dei dieci comandamenti di Dio, specie dei due che proibiscono d'ammazzare e di svaliggiare il prossimo, E però certi screzi tra quelle lane e la giustizia che li aveva agguantati diverse volte, e mandati là dove si vede il sole a scacchi: a causa di che se n'eran poi stati come cani che scottati dall'acqua calda, temono quella fredda. S'eran ritirati, menavan proprio una vita esemplarissima, e la polizia rassicurata pienamente sul conto loro, gli aveva levato finalmente gli occhi d'addosso, e le mani paterne di sul capo. Ma quella razza di gente perde il pelo, giammai il vizio; sicchè avevano profittato di quella specie di tregua per uscire di quando in quando dall'ombra, e mostrar le zanne: sempre però guardinghi «odorando il vento infido» mettendo avanti i picciotti che ammaestravano per piacere e per il loro utile.
Quella sera, all'uscire dal giardino di P., si portarono in una certa casa di via Filiciuzza, dove stavano i capi d'una potente mafia che incuteva terrore a tutta quella contrada. Era in casa solamente il maggiore dei cinque fratelli: un uomo alto, grosso, con barba nera, tutto mutria, nella faccia dallo sguardo bieco. I quattro compari si presentarono umili, con i berretti in mano: dissero di che si trattava, domandarono il permesso di poter operare, e nell'istesso tempo se la famiglia voleva essere a parte della cosa. Il temuto mafioso volle saper tutto; ascoltò con le sopracciglia aggrottate; poi fece un atto di disprezzo con le labbra. Li ringraziava…. ma non accettava…. eran già troppi quelli che dovevano dividersi il danaro.
La ragione vera del rifiuto però non era questa: si sarebbe potuta rinvenire ne' misfatti di cui s'erano macchiati que' miserabili.
Un giorno spariva il loro cugino Gaspare Amoroso. Quand'era andato a fare il soldato aveva indossato la divisa di carabiniere; ciò disonorava tutto il parentado, bisognava provvedere. Si provvide decidendo la morte di quell'infelice: s'ordinò d'ucciderlo ai Mimì e a Carratello. E i Mimì e Carratello ubbidirono. Due mesi dopo, si trattava di dare una lezioncina…. così, a mo' d'avviso…. alla mafia dei Badalamenti, acerrima nemica della loro: si dava incarico ai fratelli Mendola d'uccidere Turretta, un fido de' Badalamenti. Ma uno dei fratelli piangeva, egli non voleva lordarsi le mani di sangue…. Pur dovette ubbidire, tale era la paura che incutevano i capi! e Turretta cadde. Ma il destino conduceva da quelle parti Buscemi, un amico della vittima…. uccisero anche Buscemi. S'era accorto di tutto, e i soli morti non parlano. E un'altra volta toccò al Matranga: aveva disonorato il curatolo Spatola seducendone la moglie: il curatolo ricorse ai capi, i capi ordinarono a D'Alba d'uccidere il seduttore, e il seduttore fu ucciso. L'istessa sorte ebbe Seidita, un comparo ritenuto spia del Questore, e per mano dell'istesso d'Alba: l'istessa sorte, e per mano di Bonafede, ebbe Antonino Badalamenti il quale, pare avesse fatto orecchie di mercante a quel piccolo avviso, e mostrava ancora i denti.