Però non un mandato di furto era stato dato dai capi di quella formidabile associazione, volevano tenere la contrada atterrita sotto al loro ginocchio di ferro, ma si sarebbero creduti disonorati a metter le mani in un furto. Si restringevano a lasciar fare, ecco. Strana morale in certi birboni!

L'indomani era domenica. Maraviglia non volle che gli amici partissero. Li menò a spasso per la città, facendo da cicerone. Fecero una fermatina ai Cintorinari dove tutte le feste sogliono riunirsi alcuni della mafia; e lì presentazioni, e strette di mano a bizzeffe, sì che a mastro Pasquale e al cugino Zumboli tornò lo spirito, e con esso il sorriso in volto. Via, s'erano ingannati, non bisognava giudicar mai di primo tratto. Terminarono quella bella giornata con un desinare nella taverna d'Arculeo, dove Maraviglia aveva credito assoluto, trincando alla buona riuscita dell'affare.

Intanto il povero Savarella viveva tranquillo contento come una pasqua, non sospettando per nulla che terribile tempesta si stesse addensando sul suo capo.

V.

S'eran trovati gli uomini per fare il tiro, i danari per provvedere alle prime spese, bisognava trovare un luogo sicuro dove poter tenere nascosto il sequestrato. Nicola s'era lambicato il cervello inutilmente. Bisognava aprir tanto d'occhi, in simili faccende la riuscita dipende tutta dalla scelta del luogo. Sciaverio lo levò da tanto imbarazzo proponendogli la terra del Chiarchiaro: sorgeva solitaria in riva al mare, sulla punta destra d'un seno: era d'un suo amico, un certo mastro Vanni Greco, un vecchietto magro magro, con una barbaccia grigia, e gli occhi rossi come Caronte; non sapeva se compare Nicola lo conoscesse. E all'accennar di no del bandito, per provargli che si potevano fidar pienamente di colui, Sciaverio, si fece a tesserne l'elogio. Era un furbo matricolato, vecchio nell'arte…. amico degli amici, e che sapeva tener la bocca cucita. Reggeva il sacco ai contrabbandieri, favoriva i picciotti che andavano per il mondo, e li trattava bene quando capitavano nella sua torre. Oltre di ciò era riuscito a gettar la polvere negli occhi degli sbirri, sicchè quegli imbecilli lo tenevano in gran conto. Mastro Vanni? un galantomone!… e perciò mai un minimo sospetto su di lui, mai una perquisizione nella sua stamberga. Questa scelta offriva loro un altro vantaggio: nella torre c'era un nascondiglio ch'e' sfidava a scoprirlo i più furbi del mondo: figurarsi! una caterratta sotto il letto, mascherata di mattoni, e che, per mezzo d'una scala di legno, metteva in un sotterraneo dove l'amico teneva in deposito ogni genere di roba.

—Che ne dite?

A Nicola piacque l'idea, incaricò Sciaverio di trattare con mastro
Vanni.

VI.

S'avvicinava la sera: nello stradale deserto, in una a un rumor di ruote, s'udiva un tintinnio di sonagliere cadenzato col trotto lento di due cavalli…. Una carrozza di viaggio sboccò dal gomito che fa la via in quel punto, e s'avanzò tra un filare d'ulivo attraverso i quali di tratto in tratto s'intravvedeva il mare liscio e turchino, e una folta siepe di spina santa, che chiudeva campi a sommacco.

—Frusta i cavalli, Masi, si fa tardi, disse al cocchiere, mettendo la testa fuori dello sportello, don Bastiano, un giovine bruno, abbronzato dal sole come tutti coloro che passan la vita più in campagna che in città.