—Alla Ginestra…. Cinque malandrini sbucarono a un tratto dalla macchia come cinque diavoli…. A terra!… a terra!… oh, S. Paolo benedetto!… due saltarono al timone, due alle tirelle che tagliarono…. il quinto disarmò il padrone…. Mi fecero scendere, mi legarono, e mi buttarono bocconi nella macchia….
—Fratello mio, esclamò il povero canonico coprendosi la faccia con le mani.
Uno de' cavalli si scosse facendo tintinnare la sonagliera così forte, che Masi e la gnora Santa fecero un gran balzo, e si guardarono sbigottiti.
—Io restai più di un'ora senza potermi muovere, riprese il cocchiere rimettendosi, tutto vergognoso della paura avuta. Sarei ancora là se non fosse passato un carrettiere. Accorse a' miei lamenti, mi slegò, mi domandò del fatto…. M'aiutò a prendere i cavalli; io montai, e me ne venni al trotto.
—Povero don Bastiano…. povero don Bastiano…. ripeteva la gnora
Santa.
Poco dopo per la casa era un bisbigliare sommesso, con esclamazioni di spavento e di pietà: l'altre serve si erano alzate anch'esse, e circondavano Masi che ricominciava il suo racconto.
—È stato alla Ginestra…. cinque malandrini sbucarono dalla macchia come cinque diavoli…. A terra!… a terra!…
E a quel grido anche alle serve le si accaponava la pelle.
Il canonico era entrato nella camera degli altri due fratelli, e l'aveva svegliati.
—Cosa è stato? domandarono: e si rizzarono a sedere sul letto, e si soffregavano gli occhi ancora gravi per sonno.