Il luogo, dovunque si volga lo sguardo, è d'una bellezza selvaggia: è un arruffio di borri ispidi di triboli e di spine; di coste a ginestre e a fichidindia; di vallate tutto un fitto di roselle con delle querci gigantesche, solitarie, che si rizzano a grandi distanze; di colli con un po' di falda a macchia, il resto nudo e sassoso, se togli qualche oleastro dal tronco contorto, qualche cespuglio abbarbicato nelle fessure dei precipizi; d'erte a bosco, a uliveto, dove s'inerpicano cerri secolari, o ulivi saracineschi dai tronchi neri e bitozzoluti. E qua ti dà nell'occhio un dirupo con qualche albero scortecciato dalle radici scoperte simili a giganteschi tentacoli di polipo, il quale par che pencoli, alzando al cielo i rami secchi quasi scarne braccia che chiedano aiuto; là una rupe giallognola solcata di larghe venature rossastre; o un cumulo di macigni coperti di borraccina, che ti fan pensare a mostruosi giganti che ce li avessero trasportato per l'innalzamento d'un edifizio titanico, del quale poi, Dio sa per quali circostanze, fu di mestiere abbandonare il disegno. Per tutto si svolgono allo sguardo picchi rotondi, o stranamente acuminati, tagliati in isbieco, o a pan di zucchero, gli uni boschivi, gli altri brulli e sassosi. Sotto la via si stende la spiaggia arida, sabbiosa, sparsa qua e là di scogli neri, or solitari or a gruppi, e l'immensità del mare che si confonde con l'orizzonte, in fondo al quale, fra una nebbia azzurrognola, s'intravveggono i monti dell'isole di Lipari.
La torre del Chiarchiaro (ora distrutta) sorgeva sull'estrema punta d'un piccolo promontorio, dalla parte di terra nascosta alla vista d'alti macigni e cespi di fichidindia.
—È tardi, disse mastro Vanni: dovrebbero esser già qui.
—Aspetteranno che annotti, nascosti nella macchia. Nicola è prudente, rispose Sciaverio.
Se ne stavano appoggiati agli stipiti dell'uscio, chiusi nei loro cappotti, con gli occhi fissi nella via che serpeggiando fra' macigni, sboccava nella spianata una trentina di passi distante dalla torre.
Il sole declinava dietro una massa di nuvoloni torreggianti, che si venivano facendo d'un colore di fiamma; il mare, agitato leggermente, correva alla spiaggia livido, sfumante, e con un fruscìo crescente sempre più, vi si slanciava, sollevandosi qua e là in mille sprazzi. Qualche gabbiano con l'ali tese tracciava cerchi a fior d'acqua, si posava, si lasciava cullare dalle onde, poi s'alzava a volo da capo: giù in fondo due vele fuggivano verso il Finale.
—Che fosse successo qualche diavoleria? riprese il vecchio dopo un po' di silenzio.
—Umh…. non lo credo.
Mastro Vanni borbottò qualche cosa che l'altro non intese.
Il sole declinava, declinava; il rosso delle nuvole a grado a grado cambiavasi in cenericcio, le onde quasi d'inchiostro luccicavano cupe alla morente luce del giorno.