Sta picciuttazza ch'è nfanfara,
Ch'è nfanfara, ch'è nfanfara….
si mise a canticchiar fra' denti Sciaverio, di sicuro per nascondere al compagno una certa inquietudine che cominciava a impadronirsi anche di lui. Ma s'interruppe a un tratto….
—Sst, fece, posando una mano sul braccio del vecchio gufo, e restò ad origliare.
—Che c'è? domandò questi.
—M'è parso d'aver sentito un fischio.
—Che fischio e fischio! chi sa a che ora verranno stasera…. se…. basta, Dio ce la manda buona.
Vaia ti dicu finiscila,
Finiscila, finiscila….
ripigliò Sciaverio fra' denti, sbirciandolo di traverso.
Mastro Vanni si stringe nelle spalle, aperse il suo cappottaccio, vi s'avvolse meglio dentro, e riappoggiatosi allo stipite della porta, si rimesse a borbottare.
Trascorse un quarto d'ora, durante il quale s'era fatto notte. Si sentiva sempre il fruscio monotono del mare, i tonfi cupi dell'ondate che si rompevano sugli scogli. Un baleno senza tuoni accendeva le nuvole di una luce scialba, con guizzi e serpeggiamente rapidissimi.