—Ehi, disse, che creanza è questa! baciate la mano a sua eccellenza prima d'andarvene.

—E mentre i due giovani prendevano un dopo l'altro la mano del povero Savarella che lasciava fare, e la baciavano, il bandito cacciò fuori tanto di lingua.

Dietro l'uscio Santo e Pasquale si consultarono. Li avevano fatto uscire, avevano fatto restare il palermitano…. non c'era altra via che menasse alla torre che la viottola fra' macigni, e questa era ben custodita: perchè dunque l'avevano mandati a far la guardia? Certo perchè non vedessero dove nascondevano il sequestrato…. Diffidavano di loro. Ma loro non eran uomini da lasciarsi gabbare tanto facilmente: uno farebbe la guardia, l'altro guarderebbe per il buco della chiave. E senza metter tempo in mezzo, mastro Pasquale v'applicò l'occhio.

Avevano spostato il letto. Il ricattato era sempre immobile nel mezzo della stanza; gli stavano vicino Sciaverio e Maraviglia: Nicola con la lanterna in mano faceva lume al vecchio gufo, che, inginocchioni nel posto ove prima era il capo del letto, con un pezzo di ferro aguzzo aveva sollevato i quattro mattoni dell'angolo incastrati nella ribalta. Posò il ferro, si rivolse, prese la lanterna che gli dava Nicola, appoggiò la mano libera sull'impiantito, introdusse nell'apertura prima una gamba e poi l'altra, e cominciò a scendere sotterra, a poco a poco come uno spettro.

Allora il bandito s'avvicinò al Savarella.

—Venga, eccellenza. E lo prese per una mano, lo condusse vicino l'apertura, lo fece inginocchiare, gli fece fare gli stessi movimenti che aveva fatto mastro Vanni, e quando scomparve, si calò giù anche lui.

Sciaverio e Maraviglia restarono: bisbigliando, andarono a sedersi al fuoco sul quale stesero le mani per riscaldarsele.

Una diecina di minuti dopo nell'apertura ricomparve la faccia di vampiro di mastro Vanni.

—Eccellenza, si può levare la benda, disse Nicola al ricattato.

Don Bastiano si levò il cappuccio di sul capo, e si sciolse la benda: sbattè le palpebre abbagliato dalla luce improvvisa, poi guardò intorno.