—Duecento mila lire! ripeteva dimenando il capo dolorosamente: duecento mila lire!

Ma un crampo allo stomaco lo fece trasalire: non aveva mangiato da trentasei ore; aveva fame: e macchinalmente portò gli occhi al paniere.

Allora un ricordo venne come un lampo a dargli una più forte puntura: due sere avanti aveva cenato allegramente in famiglia…. Parevagli di sentire le care voci dei suoi. Annuccia lo canzonava piacevolmente per un certo matrimonio che gli era stato proposto con una ricca signorina; il fratello canonico, a cui spiaceva che la cosa si mettesse in burla, cercava di interromperla con delle gravi considerazioni…. Lui, pur rimbeccando la sorella, guardava la mamma: lo sapeva quanto gli stesse a cuore quel matrimonio alla buona vecchierella! e vedendo a rannuvolarsi il suo povero volto disfatto dalla malattia, ammiccava con gli occhi per rassicurarla….

Non si potè più frenare: il suo cuore traboccò come un vaso troppo pieno: nascose la faccia tra le mani, e pianse: pianse a lungo, inconsolabilmente.

Nel silenzio s'udirono i singhiozzi del disgraziato, i colpi cupi e monotoni del mare che assaltava lo scoglio con la cocciutaggine delle potenze brute.

IX.

La polizia s'era messa in moto. Arrivavano bersaglieri, guardie a cavallo, comandanti, delegati…. un mondo di gente insomma, che si sparse per le campagne, e si diede a batterle per ogni verso.

Tuttavia la lettera fatta scrivere al povero don Bastiano, pervenne alla famiglia.

Un uomo a cavallo, chiuso nel cappotto, l'aveva consegnata al fattore della Rocca sull'imbrunire, mettendo ogni suo studio nel nascondersi il viso dentro il cappuccio.

Il canonico la lesse; diventò bianco come un panno lavato e la diede a' suoi fratelli.