—Duecento mila lire!… duecento mila lire!… si messe a balbettare con le braccia ciondoloni. Meschino me!… meschino me!…
Don Ciccio e don Salvatore s'abbandonarono sulle sedie, l'uno con la testa tra le palme, l'altro dondolandola.
—Duecento mila lire!… duecento mila lire!… casa rovinata…. casa rovinata!
Gli scellerati volevano morto il fratello dacchè domandavano quella somma ch'essi non avrebbero potuto pagar mai!
Basta, fu il fattore che riuscì a calmarli in certo modo. Egli non aveva i capelli bianchi per nulla; sapeva come andavano quelle cose; i ladri domandavano sempre molto e poi finivano col contentarsi di una miseria.
Provvedessero la mula storna, del resto se n'incaricava lui.
Una mula storna?… o chi diamine n'aveva delle mule storne?… ah, sì, Peppe Facce di vino; e si mandò da questo.
Peppe era in viaggio; ma tornava la sera; la moglie promise di mandarlo a servire il canonico verso un'ora di notte.
—Bacio la mano a vostra eccellenza, disse togliendosi il berrettino di cotone nero.
—Vi saluto, compare Peppe; accomodatevi e mettete in capo.