Fu una vera festa, un'allegrezza grande; abbracci, baci, lagrime, domande mozze, risposte mozze, e nuove domande, e nuove risposte, ed esclamazioni d'orrore, di pietà, di gioia, di ringraziamento a Dio ed ai Santi protettori…. E dopo, questo tumultuoso sfogo di affetti, condussero il giovine nella camera della madre, preparandolo per via come meglio poterono a quella vista, avendo fede ch'essa guarirebbe al vederselo davanti d'un tratto.
Nella stanza assettata ed estremamente pulita, dai vetri della finestra penetrava la luce scialba di quella mattina piovosa, a rendere più triste il quadro doloroso che si presentò agli occhi del ritornato. Nel letto di ferro sotto al gran crocefisso tra due reliquari a fili d'argento, sostenuta da un monte di cuscini, giaceva l'ammalata col viso e le mani scarne abbandonate, che parevano di cera. Aveva gli occhi chiusi: li aprì appena entrarono i figliuoli.
—Madre mia…. madre mia…. gridò don Bastiano correndo verso il letto. Ma si fermò sbigottito.
—È Bastiano: disse Annuccia che gli veniva dietro: mamma, è Bastiano, tornato finalmente….
La povera vecchia restò immobile, e non rispose: fissava i suoi figliuoli con gli occhi sbarrati nel volto pallido ed affilato.
Bastiano guardò come un trasognato la sorella, il canonico, gli altri fratelli già attorno al letto, muti e addolorati; il labbro gli fremeva per la commozione: poi nascose un tratto la faccia tra le mani, e diede in un pianto convulso.
XII.
Mastro Pasquale e il cugino Santo se ne stettero due settimane come volpi in sospetto. Il primo, a chi gli domandava dov'era stato, rispondeva, in Palermo a comprar coiame: il secondo nella Piana di Benfornello a badare le donne che raccoglievano le ulive; il su Francesco aveva voluto così. E si stringevano nelle spalle, come per scusarsi d'aver derogato alla sua condizione di maestro. Intanto osservavano, ascoltavano, mettevano una parolina qua e là anche loro ne' vari discorsi che si andavan facendo, e già s'intende per sviare di più l'opinione pubblica, del resto sviata bastantemente. Mandarono proprio un respirone quando finalmente credettero di poter dormire tra due guanciali: in quella faccenda quanti nel paese erano in cattivo odore s'eran nominati, tranne loro due e compagnia bella. Porca cagna! come soleva esclamare il cugino Santo, dunque avevano ottenuto il loro scopo pienamente: centovent'onze in tasca, non più stenti, la possibilità di poter appagare i loro desideri: e imprudentemente cominciarono con rimpannucciarsi, e pagare i debiti.
Un bel giorno il calzolaio andò a trovare lo Zumboli: si comunicarono l'ultime osservazioni fatte, gli ultimi discorsi intesi, nessuno s'occupava più della cosa, non se ne parlava più. Allora presi da un'allegria pazza, si misero a ballare l'uno di faccia all'altro, accompagnandosi con la voce, facendo scoppietti con le dita a mo' di castagnette. Si fermarono allorchè ebbero sfogato un poco, e si guardarono.
Il calzolaio ammiccò furbescamente con certi movimenti del viso.