Queste cose ruminava senza posa il maresciallo, e ne perdeva il sonno delle notti.
E una mattina svegliatosi, a mente fresca ebbe una strana idea: Che avesse avuto parte nel sequestro Savarella?
Fu come una pulce nell'orecchio. Poteva darsi; così sì spiegava la fonte di quella galanteria; l'amicone, del resto, era capace di questo ed altro. Nel dubbio poi non c'era da esitare: lo si doveva arrestare, salvo poi a rilasciarlo se fosse innocente. Ma bisognava andare adagino nel tender la rete, e con tutta la massima oculatezza: il malandrino doveva avere de' compagni che prenderebbero il volo senza meno a metterli in sospetto….
E ci studiò tanto che una notte potè ammanettarlo senza farlo strillare, senza che se ne fosse accorto neanche una mosca.
Due ore prima d'aggiornare, un contadino che passava dalla caserma; sentì nel silenzio della notte dei gemiti cupi e cavernosi: «Ahi… Aaahi….» poi come un rantolo: «Ooh…. m'ammazzate.»
Affrettò il passo, con i capelli irti dallo spavento.
XIII.
—Assira vitti a Fillari!
Mastro Pasquale, accompagnandosi con la chitarra, cominciò quel recitativo di sua invenzione, mentre lanciava un'occhiata assassina alla bella Carmela.
La grossa ragazza, seduta tra due amiche con le mani nelle mani di essa, comprese, e fece il viso rosso per il piacere d'esser Filari.