La mamma, una grassona ancora appariscente che cuciva seduta vicino al lume, alzò la faccia e sorrise al futuro genero, e dette uno sguardo tenero alla figliola, contenta anch'essa che la sua Carmela fosse Fillari.
Le due amiche guardavano a bocca aperta, ascoltando con grande aspettazione. Desideravano da molto tempo di sentir cantare mastro Pasquale di cui in paese si diceva mirabilia, e la fanciulla, per contentarle, l'aveva pregato di venire quella sera con la chitarra.
—Quant'era bella…. quant'era sciacquata…. quant'era graziosa….. era un fiore di qualità! seguitava Carrarella grottescamente sdolcinato.
A un tratto si fece serio, protese il capo, e fissando sempre la ragazza, scappò fuori con un grande accordo, e con una esplosione di voce appassionata:
Sugno na navi misira….
Cominciava l'aria; e l'accompagnamento si fece d'un fantastico patetico che scosse dolcemente le donne: le dita del maestro pizzicavano le corde con un'agilità straordinaria. Aveva il viso paonazzo, gli occhi che pareva volessero schizzargli dall'orbite, tanta era l'espressione che ci metteva in quell'aria.
Sugno na navi misira,
Ridutta senza vili;
Vorrei di nuovofragarimi
Pri tia donna crodili.
Carmela, benchè la parola fosse stranamente storpiata, comprese che l'amante voleva naufragarsi per lei, e ne provò un sussulto nelle viscere, stavano per spuntarle le lacrime. Via, non si dice a quel modo che uno vuol naufragarsi, per poi non farlo se mai venisse il caso!
Vorrei di nuovofragarimi
aveva ripreso l'amante col ritornello,