—Ehi, una di quel suggellato, le gridò dietro il fratello.
Quella sera era allegro: era arrivato il nipote, e aveva potuto fare la sua sfogatina, il che gli capitava di rado: aveva dimenticato perfino don Castrenze, e la sua cocciutaggine a non volergli vendere que' benedetti due tumoli di terreno senza i quali non poteva proclamare l'unità del suo podere.
Anche Giovanni gongolava. Quell'idea di dolci venuta allo zio, non poteva capitare in miglior punto: avrebbe passato un altro po' di tempo vicino a colei ch'egli oramai non chiamava più in sè stesso che la sua Lola. Tutta l'anima del giovane era piena di quell'amore, e ogni altra cura non faceva che sfiorarla appena. Durante la cena non aveva pronunziate più di venti parole, e chiuso nell'estasi, aveva capito ben poco di quanto avevano detto i due amici. Del resto gliene importava uno zero di don Castrenze, di don Peppino e la sua banda, troppo lontana per poter fare uno strappo alla sua felicità, della scomunica e del sommo pontefice per giunta: via avesse a perire anche l'umanità, salvo le due famiglie ben inteso, non si sarebbe commosso per questo. Ora parlava sottovoce con la fanciulla: le domandava se campavano ancora i canarini che le aveva portato l'anno scorso, e sbirciava di quando in quando la manina di lei sempre lì sul grembo, tentatrice, con una voglia pazza d'impadronirsene, senza che ardisse di farlo. Campavano ancora, rispondeva lei, di nuovo con la solita tenerezza negli occhi bruni, con la solita melodia nella voce, l'indomani glieli avrebbe mostrati. Eran maschio e femmina: uno, il meno giallo, non cantava, cinguettava solamente, e il giorno innanzi gli aveva veduto nel becco una delle pagliuzze ch'essa aveva messe apposta nella gabbia per vedere se facessero il nido. E quest'ultime parole le disse con un dolce sorriso che stampò delle grazie infantili nel suo viso di vergine, dal quale il povero innamorato non poteva staccar gli occhi alla lettera.
Donna Costanza comparve con un piatto di torromini e biscotti in una mano, e una bottiglia sigillata e tutt'impolverata nell'altra.
L'orologio battè la mezzanotte.
La vecchia Elisabetta che s'era ammammolata in cucina, nel ciondolare il capo con soverchio abbandono, si svegliò in sussulto: sentì ancora risa, voci allegre, e tintinnìo di bicchieri. Sbarrò gli occhi, sporse le labbra, si fece la croce con la mano manca, poi si grattò la gamba, e tornò ad ammammolarsi. Eran circa trent'anni che serviva in quella casa, mai i padroni avevano fatto così tardi!
V.
Giovanni si svegliò al canto del gallo: aveva dormito poco e male. Vicino alla cugina le ore erano passate così celeri, aveva provato sensazioni così dolci, che gli pareva mill'anni di rivederla, e riprovarle. E poi quella mattina si sentiva tutt'altro ardire: via la dichiarazione che ruminava da tanto tempo, e che di vacanze in vacanze aveva rimesso a più propizia occasione, l'avrebbe fatta finalmente! bisognava approfittare di quelle buone disposizioni. Era che gli aveva cagionato de' batticuori violenti davvero al povero innamorato quel momento definitivo! benchè si fosse sforzato a persuadersi che il suo amore era ben accetto, che un fiasco non l'avrebbe fatto di certo. Ma tutto stava nel cominciare: tanto è vero che il peggio passo è quello dell'uscio; dato il quale si sentiva in cuore di poter dire tanto da farne volumi addirittura, senza che quel fiume di parole venisse a decrescere, quella sorgente viva di tenerezza che lo alimenterebbe, a disseccarsi.
Guardò alle imposte: appena un barlume trapelava dalle commessure: però il letto gli pareva seminato di spine; balzò a sedere, si vestì, e s'affacciò al terrazzino.
L'oriente si tingeva dell'incarnato e dell'arancio dell'aurora: era un cantuccio di luminosa accensione nel cielo limpido, d'un azzurro argentato, sotto alla cui volta si disegnavano netti, tutti in giro, i contorni bruni dei monti. Per la campagna fresca, luccicante dalla guazza, esalante acri profumi di stoppie umide nelle quali dormivano la masse nere dei boschetti, e de' gruppi d'alberi, e le casette biancicanti tra 'l verde delle vigne come macchie di calce intrisa, una pace, una tranquillità senz'un soffio: nella valle, e sul paesetto si stendeva una nebbia bassa che aveva l'aria d'un gran lago grigio dal quale il campanile emergesse come uno scoglio solitario.