Lei era là, dietro all'imposte serrate ermeticamente di quell'ultima finestra, e dormiva nel suo letto verginale…. forse sognava di lui. Quale incanto nel rappresentarsi quella figura di vergine addormentata, quanti pensieri a quel pensiero e che dolce rimescolio!

Ma le allodole trillavano, si svegliavano le passere accovacciolate ne' tetti, fu il segnale del concerto al quale presero parte tutti i volatili. La vetta brulla di S. Caloggero si tinse di porpora, a oriente apparve l'orlo d'una palla dorata, la luce irruppe giù per le spalle dei monti, salutata dai tocchi a festa delle campana della parrocchia. Poi, scendendo sempre più, mise de' riflessi d'oro nel lago grigio delle nebbie, le quali si squarciarono, si divisero in gruppi, si sollevarono e batterono quasi in ritirata, indugiando per le gole, dinanzi alla gloria invadente di quel bel sole d'agosto.

La porta della stalla girò sui cardini, sulla soglia comparve la figura scamiciata e grottesca dello stalliere. Egli si ritirò; aprì la bocca a uno sbadiglio sghangherato, poi rientrò lentamente. Nelle stanze si sentivano rumori di passi, d'imposte che si aprivano: la casa si svegliava.

Giovanni dette un ultimo sguardo alla finestra della cugina, e rientrò. Si lavò, si lisciò con la massima cura, poi andò fuori a sedersi sotto al pergolato, dove se ne stette un'ora buona a scrivere con una bacchetta il nome della fanciulla sulla sabbia del vialetto, e a scancellarlo subito dopo averlo scritto. Ritornando la trovò nella spianata.

—Dove sei stato che non t'ho visto?

—Sotto al pergolato.

—Che bella giornata!

—È un incanto. E tu dove vai?

Accennò con gli occhi a un paniere pieno di mondiglia di grano ch'aveva infilato nel braccio, e rispose:—A dar da mangiare alle galline ed ai piccioni.

S'era alzata allora: aveva in dosso un vestito da mattina di mussolina celeste; un fazzoletto di seta dell'istesso colore, annodato sotto il mento, inquadrava graziosamente il suo visino con i capelli un po' arruffati sulla fronte e gli occhi ancora gonfi dal sonno.