Egli cominciò a parlare dell'incanto della campagna, de' piaceri che vi si gustavano…. e quel discorso, girato e rigirato con una tenacità degna di miglior risultato, non potè riuscire dov'egli voleva tirarlo. Via, questa volta non c'era nessuna scusa; bisognava confessare che quella sua timidezza era spinta al ridicolo; era ingrullito per certo. Non seppe darsene pace, ne provò un'umiliazione profonda. Ma che farci? era quella la sua natura, certe ritrosie dell'anima non si spiegano. Pensò di scriverle.
Ma eccoti lì delle nuove esitazioni che pareva l'aspettassero al varco. Darebbe la lettera a lei? gliela metterebbe nel cestino? e se la zia Costanza andasse a frugarvi dentro, e la trovasse? Darla e lei dunque…. Ma come? con che scusa? Ah, la cosa non era così facile come aveva creduto sulle prime!
E s'era deciso a ritornare al vecchio progetto, vo' dire a quello d'una dichiarazione a voce, quand'una sera lei lo trasse in disparte in fondo alla terrazza, e, con gran mistero, gli domandò se sapesse far dolci.
Il giovane cascò dalle nuvole!
—Dolci?… no, non ne so fare, rispose.
—Non ne hai visti fare nemmeno?
—Nemmeno.
—Oh!… E la fanciulla mise un sospiro.
—Ma perchè mi fai….
—Mi pare che la nonna ne soleva fare.