Giovanni scrollò la testa. L'aveva mangiato a casa sua tante volte, era il caval di battaglia della nonna, e aveva guardato con tanto d'occhi il babbo a farne delle scorpacciate. Non sapeva altro.

—Come si fa…. come si fa…. cominciò a dire. Ci vuol lo zucchero certo.

—Oh, la bella scoverta! esclamò la giovinetta ridendo. Lo zucchero va in tutti i dolci.

—Si bolle il riso.

Qui ci fu una gran discussione. Si bolliva nell'acqua? Si bolliva nel latte? Lo zucchero si metteva prima? dopo? a bollire col riso?… Compresero che avrebbero fatto un pasticcio.

—Una crema, propose la fanciulla. Ma eran sempre daccapo. E restarono in silenzio, a pensare ciascuno dal canto suo come risolvere il difficile problema: poichè se a Giovanni rincresceva di non trovare una maniera qualunque di fare quel benedetto dolce, a Lola, forse per le stesse ragioni, dispiaceva ch'ei non la trovasse.

Ma a un tratto essa alzò la graziosa testolina, e mise il dito alla bocca.

—Aspetta…. aspetta…. E senz'altro via di corsa, lasciando il giovane in asso.

Tornò poco dopo, con in mano il calendario che don Alessio teneva appeso a un chiodo nella parete sopra il tavolino.

Un grosso cuoco in berrettino bianco, e grembiale di tela, con una casseruola in una mano e un mestolo nell'altra, col faccione rubicondo aperto in un beato sorriso, faceva bella mostra di sè sul cartoncino inverniciato, sul quale era incollato un pacchetto di foglietti che portavan scritto, la data del giorno, il santo, il mese, le fasi della luna, l'ora del mezzogiorno e della mezzanotte, un avvenimento storico; e dietro una pietanza nuova, qualche dolce e la maniera di apparecchiarli.