Don Alessio fece accendere i lumi, fece preparare il tavolino, e la partita cominciò.

—Danaro.

—Prendo con una donna.

—Bastoni.

—Spade….

Ma il reverendo giocava molto distratto. Egli non solo perdette quella partita ma cinque o sei altre in fila: sicchè don Alessio non ci capiva proprio nella pelle a cagione di quel fortunato accidente non mai successo dacchè giocavano; e si rifaceva motteggiandolo.

Giovanni in piedi, guardava rodendosi dal dispetto: doveva sorridere allo zio, il quale, a ogni facezia che diceva gli rivolgeva uno sguardo, e Dio sa come sorrideva.

Perchè Lola aveva salito in fretta, ed era andato diviato nella sua camera «che vi faceva per tardar tanto?… Che vi faceva? lo sapeva lui che vi faceva! Non lo amava, insospettita dalla scena della mattina ch'egli volesse dichiararle il suo amore, voleva fargli comprendere con bel garbo che ne abbandonasse il pensiero. Ebbene…. la contenterebbe. L'indomani, partiva, in quella casa non ci avrebbe messo più piedi….

Tuttavia pensava con amarezza che la sua posizione era orribile…. Che figura umiliante! Dio, che figura umiliante! Ma chinava le spalle, poichè non c'era rimedio: bisognava pensarci prima piuttosto; non esser tanto animale da spingersi sino a quel punto, in cucina; considerare come un salutare avvertimento la forte ripugnanza ch'aveva sempre sentita tutte le volte che il suo cattivo genio gli suggeriva di spiegarsi…. Ma d'altra parte chi poteva supporre…. chi poteva pensare…. Essa lo guardava con tanta tenerezza, usava con lui que' modi atti a incoraggiarlo piuttosto…. Che sciocco! O che importava ciò? Era civetta: tutte a un modo le donne.

Andò a sedersi nel terrazzino, e abbandonò il capo sulla palma della mano, abbattuto per quel leggiero e dubbio incidente, proprio come se si fosse trattato d'un affar grave e certo.