E se il suo pensiero fosse volto ad altro, lo rimettevano in carreggiata i danari che dava la mattina alla serva per la spesa, le posate a tavola, i bottoni di metallo de' giubboni dei contadini che incontrava per strada, la catenella d'oro, il pomo d'argento del bastone d'un amico, la sua tabacchiera…. i candelieri dorati dell'altar maggiore, i turibuli allineati nell'armadio socchiuso della sagrestia, il calice, i ricami d'oro degli arredi…. Sin nell'ostia che alzava tra le dita per consacrarla, al posto del Cristo in croce, ebbe a vedere diverse volte una nube d'oro!

E diventava più feroce nella brama: e con una strana fosforescenza negli occhi, e quel color di febbre che non lo lasciava nè notte, nè giorno, ripeteva in sè stesso cocciutamente ch'egli lo voleva quel tesoro, sì, lo voleva!… anche se per impadronirsene fosse stato necessario di passare sui cadaveri di suo padre e di sua madre.

E come…. e come… Ed era la sua tortura.

Cominciò a vagar per le strade come un trasognato, rendendo il saluto senza sapere a chi lo rendesse; a rispondere a sproposito nei consulti, non a tono nelle conversazioni; a passeggiar continuamente come una bestia feroce nella gabbia, brutto, con le mani dietro la schiena, quand'era in casa….

Un giorno arrivò anche ad ascoltare le querimonie d'un debitore carico di famiglia, il quale voleva una dilazione: e a gran sorpresa del meschinello rispose con un «va bene, si vedrà» che non aveva mai detto dal tempo che s'era messo a spogliare i poverelli!

—Che ha padre don Giuseppe? cominciavano a domandarsi in paese.

—Ma!

—Che ha padre don Giuseppe?

—Ma!

E amici e conoscenti n'erano proprio inquieti, tanto più che il loro
Salomone non pareva avesse più quella lucidità di mente meravigliosa.
Che stesse per impazzire? Oh, Dio nol volesse! Quella sarebbe stata
davvero una grave sventura per il paese.