Castrenze accettò la proposta con grand'entusiasmo; nella foga dell'ammirazione e della riconoscenza, arrivò anche ad alzarsi, e a correre a stringersi nelle braccia il colosso, egli piccolo, grassotto, con gli occhi uno a Cristo e l'altro a S. Giovanni in quel suo muso di faina!

L'aveva sempre detto lui, ingegno come quello di Peppe non ce n'era, no, non ce n'era: e i più scaltri poi non eran degni neppure di legargli le scarpe. Diciottomila onze! una fortuna per Gesù Cristo! quelli erano affari! Si poteva rischiare a occhi chiusi la libertà…. e anche la pelle, per una simile conquista! Bravo, aveva fatto bene a parlarne con lui.

E quand'ebbe sfogata tutta la sua gioia, e l'amico l'ebbe ascoltato approvando, ventilarono la cosa rossi dal piacere, e con gli occhi lustri.

Era chiaro, loro due soli non potevano fare il tiro, tanto più che il prete non voleva cercar d'appurare dove don Alessio tenesse nascosti i denari: bisognava dunque ricorrere ad altri, benchè in questo caso verrebbe a toccar meno a ciascuno: ma non c'era scampo, o bere o affogare. Allora il reverendo propose qualcuno del paese. Ma don Castrenze tentennò il capo, non eran uomini quelli, de' quali si sarebbero potuti fidare. La villa era vicinissima al paese; anche che riuscissero a penetrarvi con l'astuzia, non potrebbero spennare il gallo senza che stridesse…. e non contava le galline…. epperò un chiasso, un diavoleto che potevano attirar carabinieri e paesani armati da quelle parti, e compromettere ogni cosa; figurarsi poi a volerci entrare di viva forza, unico mezzo forse. No, no, prima di tutto era necessario allontanar quel pericolo.

Egli sapeva chi li avrebbe levati d'imbarazzo: dovendo dar parte della somma a qualcuno, meglio darla a uomini sul cui aiuto potevano contar senza meno, ch'avrebbero assicurato la riuscita della cosa, allora com'allora molto dubbia…. Dovevano esserne con don Peppino. Aveva un amico che l'avrebbe fatto abboccare col capobanda: Peppe fidasse in lui pienamente. Peppe approvò; lodò la sagacia e la prudenza di Castrenze…. gli raccomandava però…. di non compromettere la sua veste sacerdotale. E avendogli questi detto che in ballo ci avevano a esser tutti, rispose che anche lui l'intendeva così; ma voleva che lo si facesse passare per un tal Serafini, campiere a spasso: all'occasione si sarebbe travestito da campiere.

Presa dunque questa deliberazione, stettero a parlare ancora della casa. Fermavano la maniera di diportarsi entrati in casa, com'essere: far cantare a ogni costo l'amico nel caso che non volesse cantare; tenere gli occhi alle mani dei compagni, ladri, ma ladri! ch'avrebbero potuto far sparire un migliaio d'onze in men che non si dice. Discutevano il come cancellare in seguito ogni traccia del reato; si sarebbero travestiti, avrebbero poi fatto sparire gli abiti, si sarebbero procurato un alibi…. Se riuscivano a metter le mani su' danari volevano goderseli in santa pace, che diavolo! Arrivarono anche a far progetti sul come l'avrebbero impiegati: il prete voleva ingrandire il suo fondo della Rupe, don Castrenze voleva metter su negozio di frumento, darlo a' contadini nell'inverno a quattro tumuli a salma…. Ciò dava il benefizio del ventiquattro per cento; non c'era mica male!

Si separarono coi cervelli in fiamme, dandosi la posta per l'indomani, chi sa fosse sfuggita loro qualche cosa.

E l'indomani don Castrenze che la notte non aveva dormito, andò ad aspettare il prete in piazza, vicino la porta piccola della parrocchia dove questi era solito dir messa.

Mezz'ora dopo il reverendo venne fuori in fretta. Nemmen lui aveva dormito la notte; era uscito presto; aveva vagato per il paese come un cagnaccio randagio; aveva abborracciato la messa col capo pieno di pensieracci; e correva al ritrovo.

—Bisogna far presto, disse sottovoce a don Castrenze, proprio presto…. può darsi che l'amico impieghi i danari; resteremmo con un palmo di naso.