Qui si rasserenò un poco. Aveva due vie aperte dinanzi a sè, quella del delitto, e quella del lavoro: ma quattro lunghi anni di galera gli erano stati di terribile esempio; ma le massime del maestro di S. Stefano avevano lasciato un'impronta benefica nell'anima sua: era rientrato in sè stesso. Aveva vissuto nel piccolo mondo della sua foresta, separato completamente dall'altro, ignaro delle leggi, e, in certo modo, delle consuetudini di essa, non respirando che vita brigantesca, non sentendo levare al cielo che briganti, non sentendo ricordare che fatti di sangue; s'era persuaso dunque che fosse quella la vera vita col diritto della libertà, della volontà, della forza. Ma senza nemmeno pensarci (il suo maestro glielo aveva dimostrato) egli aveva conculcato la prima pel trionfo delle altre due; aveva stuprato, aveva rubato, aveva assassinato…. egli, l'amante feroce di quella libertà, l'aveva calpestata! E non aveva il diritto, di far tutto ciò! aveva visto altri uomini ad arrestarlo, altri uomini a condannarlo, altri ad approvare quella condanna, a biasimare quel che suo zio gli aveva raccontato ammirando!… anche qualcuno dei suoi compagni di sventura aveva sentito a parlare di rassegnazione, di giustizia…. Non era forse Iddio che lo aveva fatto incontrare col maestro di S. Stefano, gli aveva dato l'agio di fuggire, perchè mutasse vita?
Allora aveva scelto la via del lavoro, e vi si era incamminato pieno di gioia e d'ardore. Aveva inventato un romanzo: s'era dato per un tal Giuseppe Del Santo da Bergamo, un garibaldino che aveva versato il sangue per la patria, dopo d'averle sacrificato un posto di segretario, che occupava in casa di un ricco signore di Padova: aveva parlato di sciagure domestiche, di persecuzioni, ed era riuscito a gettar la polvere negli occhi di tutti. Ed eccotelo cambiato in maestro, e insegnare l'abbiccì a' contadinotti delle borgate di Nicoricchia, dell'Uditore e Trabucco; e nelle ore libere, scriver lettere e far di conti. Era retribuito scarsamente, è vero; certe volte doveva contentarsi d'un piatto di maccheroni…. ma s'era attaccato con ardore all'idea di mutar vita, e avrebbe sofferto la fame e peggio. «Il pane tanto più è saporito, e onorato, quanto più è bagnato dal sudore della fronte di colui che lo mangia.» E questa sacra massima lo confortava, ricordandogli l'uomo grande che aveva fatta la luce nelle tenebre dell'anima sua.
Viveva tranquillo come se quella vita dovesse durar sempre, quando un punto nero apparve in quell'orizzonte sereno. Nel marzo del 1862, risaputo che il fittaiuolo dell'ex feudo Scale; vicino Piana dei Greci, cercava uno che sapesse far di conti, era andato alla masseria, aveva parlato con costui, avevano stabilite le condizioni. Però non era potuto star là che una quindicina di giorni, non andando d'accordo col fattore Alegna, un mafioso che lo metteva con le spalle al muro. Egli era uomo da farlo stare a dovere; ma aveva risoluto d'evitare che un qualche guaio lo ricacciasse nell'antica via. Era tornato a Nicoricchia. Ma quindici giorni di lontananza (è così fatta la natura umana) erano bastati a far sbollire l'entusiasmo destato in que' borghigiani dal garibaldino, il quale aveva versato il sangue per la patria, dopo averle sacrificato un posto di segretario, che occupava in casa d'un ricco signore di Padova, e l'istesso piatto di maccheroni non c'era tutti i giorni.
A quel ricordo, anche ora, benchè sotto l'incubo della paura della morte, e del redde razionem, il bandito sentiva accendersi il sangue, e un pensiero s'agitava in confuso nella sua mente: caso mai quel Megna gli capitasse tra le mani…. oh, gliela farebbe pagar cara!
Riprese il filo delle sue idee. Un bel giorno, durante il passo delle quaglie, era venuto a Nicoricchia il figlio del commendatore Pallanza. Egli l'aveva risaputo, s'era fatto presentare al giovine da un giardiniere suo amico, gli aveva raccontato il solito romanzo, lo aveva ammaliato come aveva ammaliato gli altri, e lo aveva pregato di fargli avere un posto, tanto da poter vivere, o a Palermo, o in qualche feudo. Il giovine aveva promesso d'aiutarlo. Difatti, un mese dopo, gli faceva arrivare una lettera per il signor Lo Cicero, fittaiuolo di Marcatobianco.
Così il destino l'aveva condotto bel bello nei luoghi (covo di ladroni) che dovevano esser teatro dei suoi nuovi e più sanguinosi delitti! A che era valso l'aver sofferto la fame pur di perseverare nella buona via? Aveva cercato d'allogarsi alle Scale, e s'era imbattuto in Megna; sarebbe potuto restare a Nicoricchia, e s'era imbattuto in Pallanza. A Marcatobianco doveva imbattersi in Micca!
Micca era bella; sì…. egli si sentiva trascinato verso di lei; sì…. s'era mostrato galante, troppo insistente; sì…. ma non era vero che avesse tentato di violarla! Un giorno di luglio essa s'era addormentata tra' covoni, in un campo mietuto: egli, che cavalcava da quelle parti, sonnecchiando al sole che cadeva cocente e terribile sulla campagna, non s'era accorto di lei se non quando il suo cavallo aveva fatto uno scarto. Essa si svegliava in sussulto, supponeva quel che non era, balzava in piedi spaventata, e correva d'un fiato alla masseria. L'indomani sconciava, e moriva. Che colpa ci aveva avuto lui?… Il marito gli era nemico; egli l'aveva soppiantato; s'era valso di quella disgrazia per perderlo nell'animo dei padroni. Era stato chiamato in Alia, e licenziato.
La luna tramontava: sotto a' suoi raggi obliqui la campagna prendeva un aspetto livido di mostro spirante.
Il bandito scrollava mestamente il capo sotto al cappuccio: si ricordava ch'era uscito dal paese assai sconfortato…. pensava, con una certa amarezza, che aveva servito il signor Lo Cicero bene, e onestamente…. Gli erano state affidate delle grosse somme, per andare a pagar la fondiaria o la ricchezza mobile; non aveva avuta mai la tentazione d'appropriarsele e non farsi più vedere: e l'avrebbe potuto far facilmente…. Basta, solo in mezzo a sterminati campi di stoppie e di favuli flagellati dal sole, senza cavallo, senza sapere dove battersi il capo, aveva veduto il precipizio all'orlo del quale si trovava, e questa volta l'aveva misurato con occhio indifferente. Passavano giusto certi mulattieri, era montato in dosso a una loro mula, deciso d'andare a Termini. Però vicino a Raciura, preso a un tratto da una di quelle strane sensazioni che certe volte soglion essere foriere dei gravi avvenimenti della vita, cambiava idea, smontava, e s'internava nel bosco.
Perchè?