—Gran Signora Maria! barbugliò la povera donna, e balzò dal letto, e s'infilò la veste che la nipote aveva preso di sulla sedia e le porgeva. Batteva i denti.
Attraversarono la camera come pazze, un andito, spinsero l'uscio del salotto….
Ma anche l'uscio della stanza di don Alessio, e quello che metteva nell'anticamera si apersero in quel mentre, e sulla soglia dell'uno apparve il vecchio, su quella dell'altro la serva.
Il povero Berlingheri era in maniche di camicia, con la vecchia giberna ad armacollo, la lucerna in una mano, il fucile nell'altra: aveva la faccia più bianca del berrettino da notte tirato sin sull'orecchie. Lisabetta non aveva avuto certo il tempo di buttarsi qualcosa addosso: la camicia nera, rattoppata, le cadeva da un lato sul braccio, mostrava a nudo metà del petto vizzo, sussultante. Era morta dallo spavento: batteva palma a palma, si dondolava sulla vita.
—I ladri…. i ladri…. ripeteva con una nenia strana come se cantasse. Stan scassando la porta…. stan scassando la porta….
—Padre….
—Fratello mio….
—Co…. cocoraggio Co…. coraggio…. tartagliava l'infelice per rassicurare quelle povere donne. E posò la lucerna sul tavolino, e stringendo nelle mani quel fucilone che pareva una canna da pescare, andò alla feritoia, ne aprì lo sportellino con la mano tremante, riuscì a introdurre la lunga canna nell'apertura, chiuse gli occhi, e tirò il grilletto. Parve che il fucile facesse cecca, però il colpo partì immediatamente dopo. Allora fuori di sè, come se quell'atto avesse esaurite le sue ultime forze, lasciò l'arma che s'arrestò a mezza aria con la canna dentro alla feritoia, e si messe a urlare con voce rantolosa:
—Aiutooo!… aiutooo!…
A quello sparo, a quegli urli, due tremendi colpi rintronarono tutta la casa, e la porta di fuori volò in ischegge, fra un tintinnire metallico, certo del chiavistello che, sconficcato e lanciato per aria, cadde, e ribalzò sul pavimento.