Lisabetta balzò a un angolo della stanza, vi si rannicchiò coprendosi la faccia con le mani, invocando tutti i santi del calendario, sempre con quella strana nenia: donna Costanza, Lola, corsero strillando a stringersi al povero vecchio, e l'abbracciarono: stettero tutt'e tre a guardar la porta, quasi paralizzati. E ad accrescere orrore a quella scena, dal paesetto, per il silenzio della notte, s'elevò un clamore infernale, e uno coppiettìo di fucilate.

Allora perdettero la testa affatto, e si misero a correre per la stanza all'impazzata, cercando un'uscita senza poterla trovare.

—Giovanni mio…. Giovanni mio…. ripeteva tra di sè la povera fanciulla con ambascia, nè in quella confusione poteva connetter altro. Poterono infilar l'uscio della camera di don Alessio, spintivi dal pericolo imminente, come intesero per le scale un rumor di passi precipitosi che si venivano avvicinando. Andarono a cacciarsi in un camerino che c'era a destra entrando, e dove il vecchio soleva tenere gli abiti e la biancheria. Stettero nell'angolo più riposto, abbracciati, immobili tra gli abiti, rattenendo il respiro, nell'ingenua speranza di non esser trovati.

Un calcio poderoso fece spalancare con violenza l'uscio del salotto, che la serva aveva richiuso, e i banditi irruppero urlando: non vi muovete o siete morti! Uno di que' demóni era avanti, con la lanterna in una mano e il fucile nell'altra, gli altri venivan dietro in sull'orme, con certi visacci da atterrire. Il reverendo con il cappellaccio sugli occhi, il galantuomo con la faccia attraversata dalla benda, attesa la schioppettata avevano creduto prudente tenersi tra gli ultimi: non si sa mai quel che può succedere…. molte volte gli agnelli soglion diventare leoni!… Però videro lo schioppo a mezz'aria con la canna cacciata nella feritoia, e ripresero animo: se chi aveva sparato aveva abbandonata l'arme, potevano star sicuri di non incontrare nuova resistenza. I banditi intanto si scagliarono addosso alla povera Lisabetta ch'era rimasta rannicchiata nell'angolo. L'afferrarono per i capelli, e la costrinsero a mostrare il volto, la minacciarono coi pugni stretti, e coi calci dei fucili, l'ingiuriarono domandandole dove s'eran cacciati i suoi padroni. Ma l'infelice era esterrefatta, li guardava con gli occhi istupiditi, non riuscendo che a mettere dei suoni inarticolati. Con una pedata la mandarono ruzzoloni, e avanti. Si slanciarono nella camera da letto del vecchio, urlando, non vi movete, o siete morti! Oh, sì, il poveretto, che tremava nel camerino stretto alle due povere donne, ne aveva proprio voglia di muoversi! Cercarono da per tutto: dietro a' mobili; sotto il letto; e accortisi finalmente dell'uscio del camerino, lo sfondarono a calci, e dentro.

Seguì una confusione terribile:—Son qua…. son qua….—Non vi movete, sangue….—Assassino….—Si…. signori miei…. si….gnori miei…. E strilli di donne.

A un tratto rimbombò un colpo d'arme da fuoco…. si sentì il rumor d'un corpo che stramazzi…. un grido straziante: Figlia…. figlia mia….

In quella confusione, un fucile s'era scaricato accidentalmente.
Povera Lola!

A un silenzio lugubre di pochi secondi successero uno scalpiccio, delle bestemmie, delle frasi smozzicate di minacce: afferravano il povero padre, lo strappavano a forza dal corpo della figlia, lo trascinavano fuori dal camerino: anche donna Costanza trascinavan fuori, ma come peso inerte: più fortunata in questo dal fratello, essa era svenuta. La lanterna che teneva uno dei banditi, e rischiarava or qua or là quella terribile scena tra il fumo e il puzzo della polvere, gettò una striscia di luce sul corpo della povera fanciulla, a metà sprofondato dentro una cesta sotto agli abiti appesi, con le braccia, il capo e i capelli penzolanti, gli occhi sbarrati nel volto livido.

S'accorsero che donna Costanza era svenuta quando un di loro tornò col lume ch'era andato a prendere nel salotto: la lasciarono stramazzar per terra, e corsero al vecchio che i compagni tenevan per le braccia, e pel petto della camicia. L'infelice era istupidito dal dolore. Signori miei…. balbettava, signori miei…. la mia povera figlia….

Tuttavia fu necessità che desse loro i danari. Ripetendo come un ebete, tutto…. tutto…. si fece al letto, frugò, con le mani tremanti, sotto al cuscino, ne levò una chiave, andò a rimuovere un piccolo armadio, e aprì uno sportello ben praticato nella parete e imbiancato com'essa.