— Urràh pel polo!.....

La Stella Polare aveva ritirato l’ormeggio. Lanciò un fischio acuto che si ripercosse stranamente su quelle immense muraglie di ghiaccio e ripartì a gran vapore verso il sud, filando fra le isole e la costa.

Sul cassero si scorgeva Linderman, colle braccia incrociate sul petto, in attitudine pensierosa e lungo le murate l’intero equipaggio che teneva gli occhi fissi sul banco. Anche Wilkye si era spinto fino sull’orlo del ghiaccione, e guardava la rapida goletta che si allontanava: anche lui pareva pensieroso, preoccupato.

Poco dopo la Stella Polare scompariva dietro all’isola Boot e sull’orizzonte fosco, altro non si vide che un leggier pennacchio di fumo.

— Quale sorte l’attenderà? mormorò l’americano. Il tempo forse me lo dirà!

— Avete finito di guardarli? chiese Bisby. Io comincio ad avere freddo in mezzo a questo ghiaccio e rosicchierei volentieri una costoletta accanto ad un buon fuoco.

— Mi chiedevo come finirà quella rapida nave, disse Wilkye.

— Come volete che finisca? Farà un viaggetto fra i ghiacci e poi tornerà a prenderci.

— Temo il contrario, Bisby: noi non la rivedremo più.

— E perchè?