— Voi, ma io, mai! esclamò Wilkye, con suprema energia. O spiegare la bandiera americana ai confini del mondo australe o perire nell’impresa.
— E noi vi saremo fedeli compagni, signore! esclamarono i due velocipedisti, con entusiasmo... Lotteremo fino all’estremo delle nostre forze, pel trionfo della nostra bandiera.
— Grazie, valorosi compagni, disse Wilkye commosso. Sapevo di aver condotto con me due fidi amici. Ora, finchè i nostri marinai trasporteranno qui la scialuppa per metterla al sicuro dai ghiacci, che non tarderanno a mettersi in movimento per l’imminente sgelo, noi saliremo quella catena di colline e andremo a vedere le pianure dell’interno.
— Andiamo — disse Bisby che aveva mangiato tanto, da correre il pericolo di scoppiare. — Una passeggiata mi faciliterà la digestione.
Wilkye, il negoziante ed i due velocipedisti, armatisi di carabine a retrocarica e di bastoni colla punta ferrata per aiutarsi nell’ascensione, lasciarono la capanna e si diressero verso le colline che chiudevano l’orizzonte verso il sud-est. La temperatura era fredda assai, essendo scesa a 15° sotto lo zero, ma splendeva un vivo sole, il quale già cominciava a sciogliere i ghiacci accumulati dinanzi alla costa di Graham. Dal sud soffiava però, ad intervalli, un vento freddissimo il quale gelava i nasi e le orecchie degli esploratori.
Una infinità di uccelli marini svolazzavano lungo le spiaggie. Se ne vedevano dappertutto, sugli ice-bergs, sui campi di ghiaccio, in mezzo alla neve, sulle scogliere e si udivano le loro grida scordate e rauche.
Anche alcune foche si scorgevano, indolentemente stese sull’orlo dei banchi, scaldandosi ai raggi del sole, ma erano così lontane da far perdere a Bisby, che avrebbe voluto assaggiare la loro carne, ogni speranza di raggiungerle.
Superata la costa, gli esploratori s’arrampicarono sulle colline, i cui pendii erano scabrosi e difficilissimi, essendo coperti da una crosta di ghiaccio e di neve gelata che doveva avere un grande spessore. Però qua e là si vedevano dei tratti che avevano già perduto il loro rivestimento invernale e fra le fessure di quelle rocce che sembravano composte di un tufo rossastro, erano tosto spuntate le prime pianticelle. Infatti si vedevano rizzarsi timidamente dei muschi, i licheni Usnea melanoxantha, qualche Fuchsia magellanica che aveva giù cominciato a mettere i bottoni pendenti, dei piccoli cespugli di Metrosideros stipularis colle foglioline punteggiate, ma che non avevano ancora messi i piccoli fiori bianchi; delle lecanora e delle ulve, bizzarre pianticelle queste ultime, che non spuntano che all’ombra. Si direbbe che temono il sole ed infatti, se i raggi dell’astro diurno le toccano, ben presto muoiono, ma forse in causa dalla mancanza di acqua. Infatti, spuntando solamente sulle rocce, il sole non tarda ad assorbire l’umidità a loro necessaria per vivere, ed appassiscono.
Procedendo lentamente e con mille precauzioni per non scivolare nei crepacci e nei burroni che s’aprivano dovunque, verso le 4 pomeridiane gli esploratori giungevano sulla cima della catena.
Al di là, verso il sud, si estendeva dinanzi a loro una pianura sconfinata, coperta di neve, leggermente ondulata, ma non interrotta da quei rialzi, da quelle piramidi, da quelle guglie acute e da quei crepacci come si osservano nelle regioni del polo Artico. Il continente australe pareva piano come un vero deserto e solamente ad una immensa distanza, si vedevano delinearsi sul fondo azzurro del cielo, rade catene di montagne.