— È troppo oleosa e troppo rancida, ghiottone, rispose Wilkye. Il fegato ed il cervello, come vi dissi, sono eccellenti.

— Allora apriamo il fuoco!

I cacciatori mirarono le più vicine e scaricarono le armi. Tre foche colpite dalle palle stramazzarono sul banco, ma le altre, spaventate da quelle detonazioni che forse mai avevano udite, s’affrettarono, con sforzi disperati, a trascinarsi sull’orlo del ghiaccione ed a precipitarsi in mare. Le femmine soprattutto strisciavano con una rapidità veramente straordinaria, per anfibi così pesanti e male conformati, tenendosi stretti al seno, con una pinna, i loro piccini.

In pochi istanti tutte scomparvero sott’acqua e non riapparvero che ad una grande distanza, dirigendosi verso un campo di ghiaccio che la corrente trasportava verso il nord.

Wilkye ed i suoi compagni raggiunsero le prede. Erano state colpite tutte e tre nel capo, pure si muovevano ancora ed una tentava, con sforzi indicibili, di raggiungere l’orlo del banco. Bisby però, che ci teneva alla cena, s’affrettò a finirla col calcio del fucile.

— Ritorniamo alla capanna, disse Wilkye. Manderemo i marinai a raccoglierle.

— Non ce le mangeranno gli animali?

— Quali? Se vi ho detto che in questo continente non si sono mai veduti nè orsi, nè lupi.

— Potrebbero esserci, Wilkye.

— Levatevi dal cervello questo timore, nessuno vi toccherà la cena.