Si rimisero in cammino costeggiando i banchi di ghiaccio, sparando di tratto in tratto qualche fucilata contro gli uccelli marini che volteggiavano presso le sponde, e verso le sette di sera ritornavano alla capanna.

I marinai, che in quel frattempo avevano trascinata la scialuppa sulla costa e che avevano posto in ordine ogni cosa nell’interno della piccola abitazione, furono mandati sul banco, e un’ora dopo il cuoco si poneva dinanzi alla stufa, per preparare la cena, la quale fu da tutti lodatissima. I fegati e le cervella delle foche, preparate sapientemente dal negoziante, non potevano riuscire più squisiti e tutti fecero molto onore alla frittura. All’indomani, per tempo, gli americani erano in piedi. Wilkye ed i suoi due compagni avevano annunciata la loro partenza pel polo australe.

Furono aperte le grandi casse contenenti i pezzi del velocipede e tutti si misero all’opera per aiutare il capo della spedizione.

Quel velocipede, ideato da Wilkye e fatto costruire da un abile meccanico di Baltimòra, era un vero capolavoro. Era composto di otto ruote, due più grandi e più solide, le altre eguali, accoppiate a due a due in modo da potersi, all’occorrenza, trasformare in tre biciclette, essendo, le due prime eccettuate, tutte munite degl’ingranaggi, delle catene e delle sterze necessarie. Costruite di acciaio di una resistenza incalcolabile, ricoperte di una pelle leggiera ma solida, per non causare ustioni pericolose agli uomini che dovevano montare la macchina, essendo già noto che i metalli, durante i freddi eccessivi, producono su chi li tocca delle vere scottature, quelle ruote erano munite all’ingiro d’una grossa striscia di gomma vulcanizzata, ma piatta, e per colmo di precauzione, onde evitare gli sdrucciolamenti, leggermente dentellata.

Sul dinanzi di quel velocipede era stata collocata una piccola caldaia, fornita di tutti gli attrezzi necessarii per poter sviluppare la forza di un cavallo. Due alberi, forniti d’ingranaggi e di catene, si collegavano colle ruote anteriori, che erano più solide e più grosse delle altre.

Prevedendo la difficoltà di trovare dell’acqua sciolta necessaria per la generazione del vapore, Wilkye aveva fatto adattare presso la caldaia un recipiente destinato a sciogliere la neve od il ghiaccio.

Tre sedili, disposti l’uno dietro all’altro, dovevano servire ai viaggiatori, mentre una specie di cassettone, alto e largo due metri, doveva servire per le provviste, per le coperte, per le vesti, per le munizioni e pel petrolio necessario alla piccola macchina.

— Vi soddisfa? chiese Wilkye, quand’ebbe spiegato a tutti il funzionamento del suo velocipede.

— È meraviglioso! esclamarono Peruschi e Blunt.

— Sorprendente! esclamò Bisby. Mi sembra però, che non potrete portare con voi molte provviste.