— Peso nostro centosessantadue chilogrammi, disse Wilkye. Aggiungiamo ora cento litri di petrolio, alcune bottiglie di gin e di wisky ed altri piccoli oggetti, formeremo un peso di quattrocentocinquanta chilogrammi, ossia il necessario per poter ottenere, dal nostro velocipede, una rapidità di trenta miglia all’ora. È tutto a posto?
— Tutto, signore, risposero i due velocipedisti.
— Avete preparata la colazione, Bisby? È una colazione d’addio e dovete procurare che sia eccellente ed abbondante.
— Le pentole bollono in modo che pare vogliano scoppiare. Ehi, sotto-cuoco, a che punto siamo?
— Possiamo servire, signore, rispose il marinaio.
Bisby, anche in quella solenne circostanza, non aveva mancato di farsi onore ed anche di abbondare un po’ troppo, tanto anzi, da far nascere a Wilkye delle serie inquietudini sulla durata delle provviste.
Quella colazione, quantunque assai deliziosa, fu triste e l’allegria mancò. Tutti erano commossi per l’imminente partenza degli esploratori per le misteriose regioni del sud e rabbrividivano all’idea che forse quella colazione era l’ultima che facevano in compagnia. Pur mangiando, pensavano ai pericoli che dovevano affrontare in mezzo agli sterminati campi di ghiaccio del continente polare.
... Wilkye dinanzi, Blunt secondo e Peruschi ultimo (pag. 156)