Alle frutta, Bisby, che malgrado la sua commozione aveva divorato per sei, si alzò per brindare al trionfo della bandiera dell’Unione, ma la voce gli mancò e non fu capace di far altro che di gettarsi fra le braccia dell’audace esploratore. Due lagrime brillavano sugli occhi del negoziante.
— Tornate presto — borbottò.
— Ritorneremo, Bisby — disse Wilkye che era pure commosso — e se la Provvidenza ci aiuta, torneremo vincitori.
Poi raddrizzando l’alta statura, disse:
— Partiamo, amici: la fortuna è cogli audaci!
La macchina era già stata accesa ed aveva ormai la pressione necessaria: il gran velocipede pareva impaziente di lanciarsi attraverso i campi di ghiaccio.
Wilkye ed i due velocipedisti abbracciarono Bisby che emetteva dei sospironi, poi i marinai, quindi salirono in sella: Wilkye dinanzi, Blunt secondo e Peruschi ultimo.
— Addio, amici, o meglio arrivederci presto, — disse Wilkye. Vi raccomando di economizzare i viveri, se volete evitare un disastro.
— Mi nutrirò di carne di foca, se sarà necessario, rispose Bisby, stringendo le mani di Wilkye.
— Buon viaggio signori, e buona fortuna, dissero i marinai.