Wilkye abbassò il braccio di leva e la macchina si mise in moto salendo la costa, mentre i marinai e Bisby gridavano ad una voce:
— Viva Wilkye!..... Hurrà per la bandiera dell’Unione! Hurrà pel polo Australe!.....
CAPITOLO XVII. Il deserto di neve.
Wilkye non si era ingannato sulla scelta della macchina, per procedere prontamente e con piena sicurezza verso quel misterioso polo australe, che fino allora aveva opposto le sue immense barriere di ghiaccio agli arditi tentativi delle navi di tanti esploratori. Si poteva dire, quasi con certezza, che egli stava per sciogliere felicemente la secolare questione sui mezzi meglio adatti per poter raggiungere quel punto, fino allora mai veduto da alcun essere umano.
Se le navi avevano fatto cattiva prova, se le spedizioni pedestri erano terminate quasi tutte con un completo disastro, quella macchina leggiera ma solida, che poteva filare sopra gli immensi campi di ghiaccio con una velocità superiore a quella dei più agili animali od ai più rapidi steamers moderni, poteva riuscire nell’ardua impresa e trionfare pienamente sulla spedizione inglese che non disponeva che dei mezzi ordinari e assolutamente insufficienti in quelle regioni del freddo.
Era bensì vero che gli esploratori americani avevano appena allora cominciato il viaggio e che forse gravi pericoli li attendevano sull’immenso continente polare, il quale poteva preparare a loro delle tremende sorprese, ma pel momento dovevano essere soddisfatti ed anche sperare nella buona riuscita della spedizione.
Infatti il velocipede funzionava perfettamente bene e divorava la via procedendo senza scosse e senza slittamenti, quantunque rimontasse la costa che era erta assai. Le gomme dentellate pareva che si aggrappassero alla liscia superficie dei ghiacci e guadagnavano terreno con tale velocità, che in pochi minuti i tre esploratori si trovarono sulla cima delle colline.
Volsero gli sguardi verso la costa e scorsero, fermi dinanzi alla capanna, Bisby ed i sei marinai, che li salutarono per l’ultima volta agitando i loro berretti.
— Addio amici! gridò Wilkye.
Un hurrà fragoroso fu la risposta, poi quei sette uomini scomparvero. Il velocipede, superata la cima, scendeva l’opposto versante, seguendo un burrone ricoperto di ghiaccio, muovendo diritto verso le immense pianure che si estendevano verso il sud, fino ai piedi della lontana catena di montagne scorta il giorno innanzi.