— Sono necessarii, Blunt: il vetro ed il metallo sono pericolosi nelle regioni polari.
— E perchè?.......
— Perchè quando il freddo scende a 40° o 50° gradi, non potete accostare un bicchiere di vetro alla bocca, senza lasciarvi attaccata la pelle delle labbra, e non potete adoperare nè un cucchiaio, nè una forchetta senza riportare delle lesioni che sembrano bruciature. Tutti gli esploratori l’hanno avvertito!
— E voi dite che il freddo scende a 50° sotto lo zero! esclamò Peruschi. Ma come può resistere l’uomo a tale temperatura?
— Eppure resiste, rispose Wilkye, anzi gli Esquimesi del polo Artico non mostrano di soffrire menomamente.
— Gli Esquimesi, ma noi?
— Tutti gli uomini, siano americani od europei, hanno dimostrato di poter resistere a temperature eccessivamente fredde. Per darvi degli esempi vi citerò il capitano Bak, che al forte Réliance, che è situato nelle pianure dell’America Inglese, sopportò per parecchi giorni una temperatura di 56° sotto lo zero e senza soffrire troppo.
— Quello era un vero freddo!
— I navigatori artici sopportarono freddi anche maggiori: il Parry, Ross, Franklin, Mac-Clure, ecc., affrontarono parecchie volte delle temperature che superavano i 55° sotto lo zero. L’equipaggio dell’Alert, che fece la spedizione del 1876 sotto il comando di Markham, ebbe a subire dei geli spaventevoli, durante i quali il termometro segnò perfino 61° sotto lo zero.
Anche i Siberiani sopportano freddi intensi; un viaggiatore russo constatò che a Nicney-Eudinsk il termometro segnò più volte 62°,5.