— E in questo continente, i navigatori hanno provato grandi freddi?

— Intensi, Peruschi, anzi maggiori che nel polo Artico, poichè mentre gli esploratori nordici si avanzarono colle loro navi fino all’82° parallelo, quelli australi non riuscirono a sorpassare il 78° 9′ e 30″ in causa dei ghiacci e del freddo.

— Pure ora si resiste benissimo.

— È vero, ma fra poche settimane può avvenire un brusco cambiamento di tempo e piombarci addosso una gelata insopportabile.

— Non si deve vivere troppo bene con quei freddi, quantunque si possa sopportarli!

— L’esistenza diventa dura, quasi impossibile, amico mio. A 45° gli uomini di forti tempre infiacchiscono, le loro facoltà sono come annichilite, lo sguardo diventa vitreo e torvo, l’energia si spegne. Bisogna muoversi continuamente, darsi ad un esercizio violento per non gelare, e respirar lievemente per non provare dei dolori.

A 50°, il fiato si cristallizza e cade a terra in forma di sottili aghi che producono un rumore analogo allo stracciarsi di un pezzo di velluto; i baffi e le barbe si coprono di ghiacciuoli, le vesti formano una massa dura, gelata, le pipe non possono funzionare poichè il fumo si converte, in bocca, in un pezzo di ghiaccio; i metalli non si possono più toccare perchè bruciano come fossero roventi, la carne ed il pane bisogna spezzarli a colpi di scure, il legno diventa duro come l’osso, il visky gela, e bisogna mangiarlo a pezzetti, il rhum si condensa e sembra melassa, e gelano il petrolio, il vino, l’aceto, l’acquavite e perfino il mercurio!

— Basta signore! esclamò Peruschi. Mi avete gelato solamente nell’ascoltarvi. Cosa accadrà di noi, se l’inverno ci sorprendesse prima di aver compiuto il viaggio?

— Speriamo di giungere alla capanna prima dell’inverno, disse Wilkye. L’estate è appena cominciata e ci lascierà il tempo per ritornare.

— Ma è vero, signore, che al polo fa minor freddo che nelle sue vicinanze? chiese Blunt.