Di lassù, a cinquemila piedi d’altezza, la vista spaziava su un immenso tratto di quella regione del gelo e delle nevi. A destra ed a sinistra si estendevano due immensi ghiacciai, due veri fiumi di ghiaccio in movimento, i quali scintillavano sotto i raggi del sole e che tuonavano sordamente e quasi senza interruzione. Al nord si estendeva la grande pianura che gli esploratori avevano percorsa nei giorni precedenti, e al sud un’altra immensa pianura ondulata, interrotta qua e là da alcuni picchi isolati, imporporati dal sole.

— Laggiù vi è il polo, disse Wilkye, che fissava avidamente quella nuova pianura. Ah! potessi giungervi presto e spiegare ai confini del mondo la bandiera della nostra patria!...

— Domani scenderemo su quella pianura, signore, disse Peruschi. Ho scoperto un passaggio che ci permetterà di effettuare la discesa e senza accendere la macchina. Basterà chiudere i freni e lasciarci scivolare.

— A domani, disse Wilkye.

Stavano per rizzare la tenda, quando udirono a breve distanza un rauco urlo, che pareva emesso da un animale.

— Avete udito, signor Wilkye? chiese Peruschi.

— Sì, rispose questi, che pareva assai sorpreso.

— Che ci siano delle foche?

— Non è il ruggito d’un leone marino, e poi delle foche qui, fra i monti, a cinquecento miglia dalla costa?

— Gli esploratori che visitarono le sponde di questo continente, hanno mai fatto menzione di animali feroci?