— Sì, e noi faremo altrettanto. Questa carne giunge a proposito per ingrossare le nostre provviste, le quali scemano rapidamente.

— Se ne troveremo degli altri, non li lascieremo fuggire, disse Blunt.

Si ritirarono sotto la tenda, contando di mettersi in marcia per tempo. Infatti alle cinque del mattino cominciarono la discesa, lasciandosi scivolare lungo le valli dell’opposto versante. Quantunque quella discesa fosse facile, impiegarono nondimeno quattro giorni prima di giungere in quella pianura che pareva si prolungasse, senz’altre interruzioni, fino al polo.

Il 25 dicembre, riaccesa la macchina, si rimettevano in viaggio verso il sud, con una velocità di trenta miglia all’ora. Bisognava affrettarsi, poichè il sole, dopo d’aver toccata la massima altezza, cominciava a scendere e verso la mezzanotte radeva l’orizzonte settentrionale. Era bensì vero che prima del 21 marzo non doveva tramontare per sei mesi interi, piombando quelle regioni in un’oscurità perfetta, in una notte cupa e paurosa, ma i primi freddi potevano sopraggiungere ben presto.

Ormai lo sgelamento si era arrestato, non essendovi sul continente australe che uno sgelo parziale e mai totale, e quando il sole s’abbassava il freddo aumentava rapidamente, rinsaldando gli immensi campi di ghiaccio. Già il termometro due volte aveva segnato 8° sotto lo zero e quello era un brutto indizio.

Guai se l’inverno polare avesse sorpreso gli audaci esploratori nella loro ritirata!... Forse nessuno avrebbe potuto raggiungere la costa ed i compagni che li attendevano nella capanna.

Il 27, cioè dopo due giorni di corsa rapidissima, gli esploratori passavano il 78° 9′ 30″ di latitudine, il punto più inoltrato verso il sud, toccato dai navigatori antartici che li avevano preceduti in quelle regioni. Lo stesso giorno, scorsero, con loro grande sorpresa, una grossa banda di Chloephaga antartiche, che filava rapidamente verso il sud.

Quei volatili che sono grossi come oche, di forme eleganti, colle penne candidissime nei maschi e nere ma listate di bianco nelle femmine, vivono in prossimità delle coste o presso i laghi. Come mai si dirigevano verso il sud, invece di fuggire verso il nord?

— Che al polo australe esista realmente il mare libero come si suppone che vi sia al polo artico? si chiese Wilkye. Ma allora questo continente dovrebbe avere dei canali interni.

— L’hanno mai veduto questo mare libero, gli esploratori antartici? chiese Peruschi.