— Come vi dissi, il baleniere Morrell asserì di aver scoperto un mare libero nel 1820, a 70° 14′ di latitudine, ma nessuno ha prestato fede a ciò che lasciò scritto.

— Credete che esista voi?

— No, disse Wilkye, con profonda convinzione.

— Se esistesse, potremmo incontrare la spedizione inglese.

— Non speratelo, Peruschi. Lo sgelamento è mancato quest’anno e la Stella Polare deve trovarsi imprigionata fra i ghiacci.

— Ma quegli uccelli? Perchè si dirigono al sud?

— Lo sapremo se giungeremo al polo. Affrettiamoci amici: la provvista di petrolio sta per terminare ed in questa regione, fra un mese, può ricominciare l’inverno.

Risalirono sulla macchina e ripresero la corsa verso il sud, salendo e discendendo le ondulazioni di quella gran pianura.

Il 28, dopo una marcia rapidissima e quasi mai interrotta, giungevano all’84° di latitudine, senza aver incontrata alcuna catena di monti, nè alcun essere vivente. Quella sera il freddo quasi all’improvviso scese a -22°. Durante le due ore che il sole stette nascosto sotto l’orizzonte scese di altri 5°, e sotto la tenda, non più riscaldata dalla macchina per economizzare il petrolio, regnò una temperatura tale che i due velocipedisti, non abituati a quei rigori invernali, penarono assai a dormire e batterono i denti lunghe ore, quantunque Wilkye avesse accesa la piccola lampada ad alcool.

L’indomani il freddo non cessò. I tre esploratori si videro costretti a coprirsi le mani con grossi guanti foderati internamente di pelo ed il viso col cappuccio di pelle d’orso per evitare la congelazione.