— Non ci arresteremo qui, fra tanta abbondanza?
— Un ritardo di pochi giorni può esserci fatale, Peruschi. L’estate è assai avanzata, l’inverno non è lontano e la via è lunga per ritornare alla costa. È necessario affrettare la nostra partenza, poichè sono impaziente di rivedere Bisby ed i marinai. Per giungere qui abbiamo impiegato un tempo molto superiore alle nostre previsioni e più ne impiegheremo nel ritorno, ora che la macchina è inservibile..... Anch’io, amici, desidererei arrestarmi qui parecchie settimane per fare numerose osservazioni e sciogliere tanti quesiti polari che la scienza attende dagli esploratori, ma un lungo soggiorno sarebbe forse la nostra perdita.
— Ci permetterete prima di fare un banchetto al polo australe, disse Peruschi. Vi è tanta selvaggina qui, che mi spiacerebbe di non approfittarne.
— Vi accordo ventiquattro ore di riposo. Intanto ch’io faccio uno schizzo di questa regione che noi mai più rivedremo, voi andate a cacciare.
— Non impiegheremo troppo tempo; qui basta aprire le mani per torcere il collo ai volatili. Andiamo, Blunt.
Mentre Wilkye faceva un disegno di quelle coste, di quel mare e di quell’alta montagna, i due velocipedisti si slanciavano attraverso al banco prendendo a schioppettate le pacifiche foche ed i volatili.
Mezz’ora dopo ritornavano portando con loro i fegati di tre foche e una mezza dozzina di oche la cui carne, quantunque nera, è stimata. La piccola lampada fu accesa e misero ad arrostire i fegati. Vi aggiunsero una zuppa d’oca, sacrificando gli ultimi biscotti che ancora possedevano e sturarono l’ultima bottiglia di wisky che avevano religiosamente conservata per vuotarla al polo.
Quel pasto, improvvisato all’estremo limite dell’emisfero australe, sulla sponda di quel mare perduto fra quelle deserte regioni, fu quanto mai allegro. I tre esploratori brindarono parecchie volte alla patria lontana, agli amici che forse li ritenevano seppelliti sotto i banchi di ghiaccio, ed al polo.
— Quanti scienziati e quanti arditi esploratori, ci invidierebbero questo pranzo fatto qui, disse Peruschi.
— Ed anche quanti touristes, disse Wilkye. Noi, amici miei, ci troviamo in una posizione così bizzarra, che soddisferebbe qualunque persona. Non vi sembra infatti strano di aver pranzato in compagnia, mentre dovremmo essere separati da una grande distanza, da parecchie ore di rapidissima marcia?