Ripartito nel gennaio 1842, fu chiuso dai ghiacci galleggianti per quattro settimane, poi essendosi liberato durante una terribile tempesta, potè giungere a 78° 9′ 30″ di latitudine, che fu il punto più lontano toccato. Il 5 aprile ritornava al nord svernando alle Falkland, ma il terzo anno seguendo il 55° di longitudine scopriva la Terra di Jonville alla punta francese, poi una montagna che chiamò Etna rassomigliando al vulcano siciliano, e constatò che la pretesa Terra Jonville, altro non era che un’isola.

Più tardi scopriva l’isola del Pericolo, quella di Cookburn, poi una costa notevole spingendosi fino al 71° 30′ di latitudine, quindi assalito dai ghiacci fu costretto a fuggire e il 4 settembre gettava l’ancora nella baia di Folkestone. — Ora, amici miei, vuotate l’ultimo bicchiere e cercate di riposare, poichè domani partiremo per la costa.

CAPITOLO XXIII. Il ritorno alla costa.

Un soggiorno prolungato in quella regione, così lontana dal mondo abitato, poteva diventare fatale agli arditi esploratori che dovevano percorrere millecinquecento miglia attraverso ai campi di ghiaccio, prima di poter trovare un soccorso.

Avevano impiegato già troppo tempo per giungere fin là, e quantunque si trovassero in piena estate, la più elementare prudenza consigliava di affrettare il ritorno alla costa.

In quelle regioni, al 21 marzo il sole tramonta e una orribile notte di sei mesi piomba sul continente australe, e molto prima di quell’epoca cominciano le furiose nevicate ed i grandi freddi. Cosa sarebbe accaduto di loro, se quei ghiacci si coprivano di nevi, rendendo a loro impossibile l’uso dei bicicletti? Avrebbero potuto percorrere l’enorme distanza a piedi, e sfidare quelle terribili congelazioni che incancreniscono il naso o l’estremità delle gambe?

Un altro motivo più imperioso li consigliava anche di fuggire verso il nord. La tema di giungere alla costa troppo tardi e di correre il pericolo di trovarsi abbandonati, in pieno inverno, su quel continente. I loro compagni, non vedendoli ritornare nel tempo stabilito, potevano crederli morti, ed imbarcarsi nella scialuppa o sulla Stella Polare, nel caso che questa fosse stata costretta a retrocedere.

Per queste ragioni, l’indomani i tre esploratori affrettavano i preparativi di partenza. Essendo quasi senza viveri, abbatterono parecchi volatili e due foche per ricavare l’olio necessario alla loro lampada, avendo ormai ultimata la loro riserva di alcool, poi visitarono le biciclette che trovarono in ottimo stato malgrado le pressioni dei ghiacci, e ripiegarono le coperte e la tenda.

— Affrettiamoci, amici, disse Wilkye. Date un ultimo sguardo a questa regione che forse nessun altro uomo mai rivedrà, e poi partiamo.

— E la bandiera? chiese Peruschi.