Perfino delle foche erano uscite dai crepacci aperti nel ghiaccio ed erano venute a respirare quell’aria tiepida ed a scaldarsi ai raggi del sole. I tre velocipedisti non si arrestarono tuttavia a contemplare quella scena, che per loro era nuova. Curvi sui loro destrieri d’acciaio, fuggivano verso le lontane sponde della Terra di Graham, cercando di non rallentare. Una vaga inquietudine li tormentava, ed una voce interna sussurrava a loro di affrettare la ritirata, per non farsi sorprendere dai tremendi geli dell’inverno polare.
Perfino delle foche eran sorte dai crepacci del ghiaccio... (pag 216)
Quell’inquietudine non era causata da soverchia prudenza. Alla sera, tre ore prima che il sole tramontasse e quando già avevano percorso sole centoventi miglia, quella temperatura che poche ore innanzi era così mite, bruscamente si abbassò. Parve che l’inverno piombasse improvvisamente su quelle regioni: la calma scomparve, un vento rigido soffiava dal sud, ed il termometro da 5° sopra zero, in mezz’ora discese a -14°!
— E siamo solamente ai 15 di gennaio, disse Blunt, che aveva guardato il termometro appeso alla sella del suo bicicletto. In queste regioni, l’estate dura ben poco, signor Wilkye.
— Non si prolunga mai fino al 21 marzo, rispose il capo della spedizione. Forse fra tre settimane possono cadere le prime nevi e perciò dobbiamo affrettare la marcia più che possiamo, e tentare di guadagnare due gradi ogni giorno.
— Ce lo permetterà il ghiaccio? Mi sembra che cominci a diventare assai ineguale.
— Speriamo in Dio, caro Blunt.
S’accamparono accendendo la lampada per riscaldare un po’ l’interno della tenda, e dopo una magra cena cercarono d’addormentarsi, ma il loro sonno fu di breve durata. Quel freddo repentino aveva provocato le pressioni e durante la notte il banco muggì e crepitò in modo inquietante, costringendoli a vegliare parecchie ore.