— È tremendo questo male?

— Trascurato, può diventare fatale per la persona che ne è stata colpita.

— Ma da cosa deriva questo male? Mi hanno detto che gli esploratori polari ne sono stati colpiti assai di frequente e così pure i marinai che intraprendevano lunghe navigazioni.

— Secondo alcuni deriva dalla mancanza di vegetali e dalle carni salate, secondo altri per l’insufficienza di alimenti, pel freddo, per l’umidità e per le lunghe veglie.

— E non possiamo curarlo?

— Ho conservato gelosamente delle pastiglie di calce e due patate, ma sarebbero necessari dei vegetali freschi, delle frutta acide come limoni od aranci, un nutrimento succoso, delle infusioni di salvia per le gengive e del vino vecchio o dei liquori. Dove trovare questi in mezzo ai ghiacci del polo? Bisognerebbe raggiungere la capanna ed invece distiamo ancora ottocento miglia.

— Ma cosa avverrà di noi, se rimarremo qui parecchi giorni? I viveri stanno per mancare, signore. Bisogna assolutamente partire.

— Ma il nostro disgraziato compagno?

— Faremo una lettiga. Possiamo unire due biciclette coi pezzi della terza e formare un ruotabile che noi spingeremo.

— È vero, Blunt. Al lavoro senza perdere tempo: forse non siamo ancora perduti.