Il suo corpaccio grasso, d’altronde, lo sorreggeva facilmente e ritardava, almeno per qualche tempo, l’irrigidimento delle membra.
— L’avventura si complica, borbottò il negoziante, fendendo vigorosamente le onde. Che il mostro si sia inabissato, ne ho molto piacere, ma se la goletta tarda a ritornare, non so se continuerò a nuotare un paio di ore. Quest’acqua è diabolicamente fredda e mi pare che incrosti dei ghiacciuoli addosso ai miei panni. Auff! comincio averne abbastanza di questa spedizione polare e comincio a rimpiangere i miei magazzini. Orsù, coraggio Bisby mio, e cerchiamo di trovare un punto d’appoggio. Dannata nebbia!... Non mi lascia vedere uno scoglio a dieci metri di distanza!...
Gettò uno sguardo all’ingiro sperando di scorgere qualche isolotto od i fanali di posizione della Stella Polare, ma invano. Attorno a lui non s’agitavano che le onde, le quali lo assalivano da tutte le parti con sordi muggiti, quasi fossero ansiose d’inghiottire quella preda umana e di seppellirla in fondo ai gelidi abissi dell’oceano australe. Sopra invece, scendeva lentamente il nebbione, stendendosi sopra i flutti come un gigantesco velo grigiastro.
— Nulla, mormorò Bisby, rabbrividendo, e l’acqua diventa sempre più fredda. Che a bordo della Stella Polare non si siano ancora accorti della mia scomparsa? Proviamo a chiamare.
Con una spinta vigorosa s’alzò sulle onde e gettò tre tuonanti chiamate. Tese gli orecchi e poco dopo, con suo immenso stupore, udì dei ragli sonori.
— To’! esclamò egli, sbarrando gli occhi. Ma dove mi trovo io?... Che vi siano degli asini che nuotano in quest’oceano?... Oh che sia vicino a qualche isola abitata?... Ma degli asini qui?... C’è da impazzire.
Gettò altre due chiamate e anche questo volta vi risposero dei ragli, ma venivano dall’alto. La sorpresa del negoziante di carni salate, non aveva più limiti.
— Che in questa strana regione vi siano degli asini che volano?... Veramente non ne ho mai udito parlare e Wilkye mi avrebbe detto qualche cosa.
Guardò in alto e vide, attraverso al nebbione, volare delle grosse ombre che parevano uccelli marini, i quali emettevano quei ragli che lo avevano tanto imbarazzato.
— Strano paese! esclamò. Si sono mai uditi degli uccelli a imitare gli asini?... Ma... io mi occupo degli uccelli e le mie membra intanto cominciano a irrigidirsi. Se Dio non m’aiuta, non so come finirà questa brutta avventura, e... Non finì la frase. Qualche cosa di grosso gli era piombato improvvisamente addosso, emettendo un rauco grido, e lo aveva urtato così ruvidamente, da cacciarlo sott’acqua, riempiendogli la bocca di quel liquido amaro e salato.