Allora si vedeva il gigante sparire, poi comparire con un salto immenso alzando verso il cielo altre punte, oscillare violentemente per parecchi minuti, poi riacquistare a poco a poco la primiera immobilità.
La Stella Polare si avanzava con precauzione, tenendosi lontana da quei pericolosi vicini che potevano frantumarla come se fosse un semplice guscio di noce. Aveva rallentato la sua rapida marcia e filava parallelamente a quelle flottiglie, per non lasciarsi prendere in mezzo ed imprigionare.
Alle 10 di sera però, nel momento in cui il sole stava per scomparire e che la croce del sud stava per delinearsi in cielo, il nebbione che si era solamente alzato, piombò quasi improvvisamente sull’oceano, rendendo quanto mai pericolosa la marcia della goletta.
I ghiacci in breve tempo scomparvero fra quel denso velo e l’oscurità diventò profonda tanto, che gli uomini di prua a mala pena scorgevano quelli di poppa.
Il capitano Bak era risalito in coperta, mentre gli esploratori si ritiravano nelle loro cabine, e cercava di evitare l’incontro di quelle masse enormi. Aveva comandato al macchinista di avanzare a piccolo vapore e all’equipaggio di portare in coperta dei buttafuori, specie di lunghi pali che servono a respingere i piccoli massi per evitare che urtino le navi.
Malgrado quei preparativi, era assai inquieto. Poteva da un momento all’altro trovarsi addosso ad una di quelle immense montagne e correre il pericolo di far urtare la nave; poteva pure passare a breve distanza da uno di quei colossi, nel momento che questi perdevano l’equilibrio e farsi schiacciare con tutto l’equipaggio. Un altro motivo, e non meno grave, lo preoccupava: la vicinanza di quella lunga barriera d’isole che si estende dinanzi al continente polare.
Le Shetland non dovevano essere lontane e l’isola del Re Giorgio o quella degli Elefanti, potevano trovarsi improvvisamente dinanzi alla prua della Stella Polare.
In quelle regioni, così vicine al polo magnetico, il quale non è situato precisamente nel punto ove dovrebbero riunirsi i meridiani, come si crede dai più, ma a 70° di latitudine e a 180° di longitudine secondo Hansten ed a 70° 30′ di latitudine e 135 di longitudine secondo Duperry, non si può basarsi con certezza sulle indicazioni della bussola, poichè questa, per l’attrazione magnetica sbaglia e sovente gli aghi impazziscono, dando direzioni contradditorie. Così, quando i nebbioni impediscono ai naviganti di fare il punto cogli ottanti per avere la longitudine e la latitudine, le navi sono costrette a procedere a tentoni.
In tale situazione si trovava appunto anche la Stella Polare, la quale s’avanzava senza avere una rotta determinata, col grave pericolo di trovarsi improvvisamente addosso a qualche isola delle Shetland australi.
Alle due del mattino, il nebbione era così fitto che non ci si vedeva a quattro passi di distanza. Scendeva a ondate sempre più dense, imprigionando il fumo che irrompeva dalla ciminiera, il quale si addensava sulla coperta della nave accrescendo l’oscurità.